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Rievocazione in quattro atti del viaggio di San Paolo da Gerusalemme a Roma, passando per la Via Appia Antica, nel territorio dell'attuale Parrocchia di San Paolo Apostolo di Via dei Cinque Archi 273, a Velletri.

SUI PASSI DI SAN PAOLO

Rievocazione in quattro Atti

 

Don Flavio Peloso

 

L’apostolo Paolo, come è raccontato negli Atti degli Apostoli 23-28, fu condotto a Roma come prigioniero con l’accusa di aver provocato gravi disordini a Gerusalemme. Il viaggio dalla Giudea a Roma si svolse tra il 60 e 61 d.C. Le tappe del percorso di 3500 km furono Gerusalemme - Cesarea - Sidone - Mira di LiciaBuoni Porti di Creta - Malta - Siracusa - Reggio - Pozzuoli - Foro Appio - Tre Taverne - Roma. A Roma, Paolo trovò la morte per decapitazione in località Ad Aquas Salvias.

La via Appia collegava Roma a Brundisium (Brindisi), porto tra i più importanti dell'Italia antica. I Romani la consideravano la regina viarum (regina delle strade), una delle più grandi opere di ingegneria civile del mondo antico, ed aveva grande importanza economica, militare e culturale.

Il percorso originario dell'Appia Antica, partendo a Roma da Porta Capena, collegava Roma a Capua passando per Aricia (Ariccia), Velitrae (Velletri) e arrivando a Brindisi. San Paolo percorse alcuni tratti della strada, ancora oggi conservati e percorribili, nel territorio della attuale parrocchia di Velletri a lui dedicata, la cui sede è in Via dei Cinque Archi, n. 273.

 

PRIMO ATTO

PAOLO A CESAREA

 

CRONISTA: Siamo tra l’anno 60 e 61 dopo Cristo, a Cesarea, in Palestina. Paolo di Tarso è stato messo in prigione per salvarlo dalla furia degli ebrei che volevano ucciderlo come traditore della legge dei Padri essendo egli divenuto discepolo e apostolo di Cristo.

 

Il Governatore Felice siede a giudizio nel suo palazzo. Ci sono i suoi consiglieri e gli ebrei accusatori. Davanti a lui sta Paolo con due soldati al fianco.

Il governatore Felice legge la lettera del tribuno Lisia (At 23, 26-30)

«Claudio Lisia all'eccellentissimo governatore Felice, salute. Quest'uomo è stato assalito dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto con i soldati e l'ho liberato, perché ho saputo che è cittadino romano. Ho trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro legge, ma che in realtà non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia.


Un araldo annuncia:

Siano ammessi gli accusatori ebrei.

Si presentano Anania, il sommo sacerdote, insieme ad alcuni anziani.

Anania si fa avanti e comincia l'accusa (24, 5-9):

“Quest'uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è capo della setta dei Nazorei. Ha perfino tentato di profanare il tempio e noi l'abbiamo arrestato”.


Anche gli altri anziani intervengono confusamente:

  • Paolo va contro le nostre tradizioni.
  • È un ebreo traditore.
  • Parla di un altro Dio, è un bestemmiatore.


Il Governatore fa cenno a Paolo di parlare (24, 10-21).

«So che sei giudice giusto e perciò parlo con fiducia.
Sono passati meno di 12 giorni da quando mi sono recato a Gerusalemme per il culto. Essi non mi hanno mai trovato nel tempio a discutere con qualcuno o a incitare il popolo alla sommossa, né nelle sinagoghe, né per la città. Costoro non possono provare nessuna delle cose delle quali ora mi accusano.
Io, dopo molti anni, venni a Gerusalemme a portare elemosine per mio popolo e per offrire sacrifici. È per questo che essi mi hanno trovato nel tempio dopo che avevo compiuto le purificazioni. Non c'era folla né tumulto.
Io adoro il Dio dei miei padri, come loro, credendo in tutto ciò che è conforme alla Legge e sta scritto nei Profeti. Anch’io ho in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà la risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Ad irritarli fu una sola frase che dissi ad alta voce: “Credo nella resurrezione dei morti!”. Insorsero contro di me. Ed oggi è a motivo della resurrezione che io vengo giudicato davanti a voi!».


Altri accusatori intervengono confusamente:

  • Predica la resurrezione di Gesù, il maledetto crocifisso.
  • Lui e gli altri dicono che è risorto.


Il Governatore fa cenno a tutti di tacere e fa parlare Paolo:

Per loro è inconcepibile che Dio risusciti i morti e dia la vita eterna. Anch’io pensavo come loro ed ero persecutore dei cristiani. Ma poi avvenne che, mentre andavo a Damasco per imprigionare i cristiani, Gesù stesso mi apparve. Vivo, vivo, risorto! E mi ha detto “Saulo, Saulo perché mi perseguiti?”. Va’, ti farò mio ministro e testimone. Vai dai pagani perché anch’essi passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana all’amore di Dio, ed abbiano la vita eterna.


Gli accusatori incalzano:

  • È un mentitore.
  • Va contro la legge ebraica.
  • È reo di morte.


Paolo (25, 11):

«Non ho commesso alcuna colpa, né contro la legge dei Giudei, né contro il Tempio, né contro Cesare. Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu, o Governatore, sai perfettamente. Io mi appello a Cesare».


Il Governatore, dopo aver parlato con i suoi consiglieri, dice ad alta voce (25, 12. 25-26):

«Ti sei appellato a Cesare. A Cesare andrai. Cittadini tutti qui presenti, ascoltate. Io mi sono convinto che egli non ha commesso alcuna cosa meritevole di morte ed essendosi appellato all'imperatore ho deciso di farlo partire per essere giudicato a Roma».


Poi, rivolto a Paolo, con la mano e il dito indice alzato, sentenzia:

            «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai».


(si fa un tratto di cammino)

 

SECONDO ATTO

PAOLO A MALTA

 

CRONISTA: Dopo un lungo viaggio avventuroso per mare, a causa di un uragano la nave fece naufragio. Paolo e gli altri passeggeri giunsero, stremati ma salvi, sugli scogli dell’isola di Creta, nel Mediterraneo. Paolo fu accolto benevolmente nella casa di Publio, a Malta.


Nella casa di Publio ci sono alcune persone, donne, qualche ragazzo. Paolo racconta quanto gli successe nel viaggio (At 27) e l’arrivo a Malta (At 28)


Publio gli offre da bere:

Siamo contenti di averti qua con noi. Raccontaci cosa ti è accaduto.


Paolo: Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l'Italia, mi consegnarono, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio e partimmo su una nave verso i porti della provincia d'Asia. Facemmo scalo a Sidone e poi navigammo al riparo di Cipro per evitare i venti contrari. Giungemmo a Mira e qui il centurione trovò una nave in partenza per l'Italia e ci fece salire a bordo. Navigammo lentamente parecchi giorni e costeggiammo l’isola di Creta fino a una località chiamata Buoni Porti.


Un ragazzo: Chissà che bello, tanti giorni, sempre sul mare.


Paolo: Non era tanto bello, perché si avvicinava l’inverno, faceva freddo, il vento faceva alzare e abbassare la nave; molti avevano mal di stomaco e stavano male. Io cercai di convincere l’equipaggio dicendo: «Vedo, o uomini, che la navigazione comincia a essere di gran rischio e di molto danno anche per le nostre vite». Però il pilota e il capitano della nave decisero di continuare ugualmente.

Ma dopo un po’ si scatenò un vento d'uragano, detto allora «Euroaquilone», e la nave fu travolta nel turbine, cominciò a imbarcare acqua, non riuscivano più a dirigerla e andò alla deriva senza sapere dove. Cominciarono a gettare a mare il carico. Ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta.

Tutti erano terrorizzati. Io feci loro coraggio: “Ve l’avevo detto di non salpare! Però non perdetevi di coraggio, perché mi è apparso un angelo del Dio che servo dicendomi: Non temere, Paolo; tu devi andare a Roma, da Cesare, e Dio ti ha fatto grazia a te e a tutti i tuoi compagni di navigazione. Dunque, mangiate, prendete forza, fate quel che potete».

Andammo ancora per qualche giorno alla deriva nel mare senza sapere dove. Un mattino, la nave sbatte contro qualcosa di duro. Terra, terra! Il centurione diede ordine che si gettassero in mare per primi quelli che sapevano nuotare e raggiunsero la terra; poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti siamo arrivati in salvo a terra.


Publio: Fantastico! Gli dei vi hanno aiutato. Che meraviglia!


Paolo:  È stata la bontà di Gesù. Infatti, l’angelo del Dio che servo me l’aveva detto. Dalla spiaggia, senza più forze, abbiamo visto che qui c’erano case.

Donna: E siete arrivati qui, a Malta (At 28). Noi subito abbiamo preso paura a vedervi arrivare perché sembravate briganti, ma poi ci siamo resi conto che eravate solo dei naufraghi ed avevate bisogno di tutto.


Paolo: Voi abitanti del luogo ci avete accolti con rara umanità. Accendeste un grande fuoco e ci radunammo attorno per scaldarci e asciugarci perché pioveva ed faceva freddo.


Un giovane: E voi non avete avuto paura di noi?
 

Paolo: No, anzi cominciammo a raccogliere legna con voi.
Ricordo che mentre raccoglievo un fascio di rami, una vipera, forse risvegliata dal calore, mi morse e mi si attaccò alla mano.
Vedendo quel serpente attaccato alla mia mano, gli abitanti di qui rimasero inorriditi gridarono: “Gli dei già ti avevano fatto naufragare e ora muori col veleno della vipera! Devi essere un assassino, un empio!”. Però io scrollai dalla mano la vipera e non ebbi alcun danno. Quella gente, che si aspettava di vedermi gonfiare e morire sul colpo, cambiò allora idea e cominciò a dire che ero un dio.
E infine, eccomi giunto qui al tuo podere, Publio. E tu mi hai accolto e ospitato con benevolenza già da tre giorni.


Publio: Era il minimo che potessi fare anche perché, arrivando, hai pregato e hai steso le mani sul mio vecchio padre ed egli è guarito dalla grave malattia che pensavamo ce lo portasse via. Noi vediamo che Dio è con te. Vogliamo conoscere il tuo Dio che ti ha reso forte e buono. Fermati qui a Malta con noi.


Paolo:  Come vedi, Publio, io devo andare, sono in buona compagnia (accenna ai due soldati lì presenti), ma manderò qui qualche fratello cristiano a portarvi il Vangelo e il Battesimo.


(si fa un tratto di cammino)

 

 

TERZO ATTO

PAOLO AL FORO APPIO E ALLE TRE TAVERNE

 

CRONISTA: Dopo tre mesi a Creta, Paolo e gli altri naufraghi salparono su una nave di Alessandria che aveva passato l’inverno nell'isola. Approdarono a Siracusa, rimanendovi tre giorni. Di qui, costeggiando la Sicilia, giunsero a Reggio di Calabria. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l'indomani arrivarono velocemente a Pozzuoli. Qui incontrarono alcuni fratelli, presso i quali restarono per una settimana (At 28, 11- 15). Dopo, iniziò il viaggio a piedi, lungo la Via Appia, per raggiungere Roma.[1]

 

SCENA 1

Paolo è al Foro Appio e qui incontra un gruppo di cristiani venuti da Roma.

 

Licia                Paolo, Paolo, è Paolo.

Crispo             L’apostolo Paolo, è proprio lui.

Paolo:             Chi siete, fratelli? Come conoscete il mio nome?

Cornelio          Siamo cristiani, veniamo da Roma. Alcuni fratelli di Pozzuoli ci avevano detto che eri in arrivo a Roma, incatenato, e siamo venuti per salutarti.

Paolo:              Dove siamo qui?

Marzio            Siamo al Foro Appio, a 43 miglia da Roma.

Licia               Ti abbiamo portato una tunica nuova e nuovi calzari.

Soldato           Fate vedere, fate vedere.


Il soldato controlla. I cristiani gli stanno tutti attorno, lo toccano, sono ammirati. Paolo siede su una pietra. Gli indossano la tunica e gli mettono i calzari ai piedi. Danno da bere a lui e ai soldati.

Paolo:              Grazie fratelli, io sono povero servo di Cristo. Grazie, prego che la vostra carità vi arricchisca sempre più verso Dio e verso i fratelli più poveri.

Cornelio          (si rivolge al soldato) Suggerisco di proseguire altre 10 miglia per arrivare fino alle Tre Taverne. Lì c’è una locanda, un posto di sosta e di ristoro per i viaggiatori.

 

 

SCENA 2

CRONISTA: Fatto ancora qualche miglio, la comitiva arriva alla locanda delle “Tre Taverne”.

 

Arrivano alla locanda delle Tre Taverne. Qui c’è qualcuno seduto; c’è un cuoco che fa girare il mestolo in un grosso pignattone. Due parlano ad alta voce.

Lavinio:           Tempi duri per Roma. Nerone è un imperatore che pensa solo al lusso, alle feste, ma il popolo è in miseria, vive in luoghi malsani. Non regna l’ordine, ma la delinquenza.

Lucio:              E dice che i delinquenti sono i cristiani, perché non onorano gli dei.

Lavinio:           Nerone è crudele. Pensa che invece di ucciderli li fa portare al Colosseo e fa entrare leoni e tigri a sbranarli… Che tempi! Che tempi!

Lucio               Io conosco personalmente alcuni cristiani. Fanno del bene sempre, del bene a tutti. Del male, mai, a nessuno.

 

Arriva il corteo con Paolo, i soldati e la gente che accompagna.

Crispo         (Si rivolge all’oste) Buon uomo, avete una buona zuppa e pane per tutti. Pago io (e mostra un sacchetto facendo risuonare le monete).

Paolo:              E voi, fratelli cristiani, siete in tanti a Roma? Come state?

Cornelio:         Siamo in tanti, ma non sappiamo quanti. Ci vediamo a piccoli gruppi nelle case, alla Domenica, per il Memoriale di Gesù. Ci vogliamo bene, ci aiutiamo tra noi. Ma non possiamo manifestarci come cristiani. L’imperatore Nerone scarica su di noi la responsabilità dei mali di Roma e ci perseguita. Ma noi continuiamo a crescere con la preghiera e facendo del bene. E Dio ci aiuta con la sua Provvidenza.

Prisca              Paolo, Paolo, raccontaci di te, di Gesù.

Paolo:              Sapete che io ero un povero peccatore, un bestemmiatore, un persecutore dei cristiani. Poi il Signore – benedetto Egli sia! – mi ha usato misericordia. (1Tm 1,12-13)  Ed ora io, Paolo, l’infimo tra gli eletti da Cristo, sono il prigioniero di Cristo per voi, perché anche a Roma risuoni l’annuncio della resurrezione e della salvezza. Sono in catene, ma la parola del Vangelo non è incatenata. (Ef 3, 1ss)

Tertullo:          Noi ti saremo vicino, qualunque cosa accada a Roma.

Paolo:              La vostra premura mi commuove. (Dopo un silenzio, pensieroso) Ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; ho provato di tutto nella vita: sazietà e fame, abbondanza e miseria, ingiurie e tribolazioni d’ogni genere… Tutto posso in Colui che mi dà la forza. (Fil 4, 11-13)


Il corteo di Paolo e dei cristiani prosegue per un tratto di cammino.

 

 

QUARTO ATTO

PRESSO L’ALTARE

 

Tutta la gente attende nella piazza, ove è preparato l’altare- Giunge con il corteo di Paolo che prende posto attorno all'altare. Si fa silenzio.
Paolo sale all’altare e si mette nel posto del sacerdote. Guarda, guarda lontano, verso Roma, assorto, profetico, illuminato.

 

PAOLO:          

Ecco, Roma! La mèta. Il Cristo mi aspetta là!
La si compirà il mio sacrificio.
Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione
ed è giunto il momento di sciogliere le vele.
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa,
ho conservato la fede.
Ora mi resta solo la corona di giustizia
che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno.
E non solo a me, ma anche a tutti coloro
che attendono con amore la sua manifestazione.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo Regno eterno.
A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
(2Tm 4, 6-8 e 18)


Detto questo, Paolo si piega, posa con la faccia e le braccia larghe abbandonate sull’altare.

Così resta, mente si fa il canto che segna l’inizio della Messa. Il Sacerdote sale all’altare, in posizione eretta. Anche Paolo si alza dritto e, con le braccia larghe, quasi sovrapposti, formano il segno della Croce. Paolo se ne va e resta il sacerdote.

Si celebra la Messa.

 


[1] “I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio”.

Forum Appii fu un piccolo centro sorto in epoca romana come tappa e luogo di sosta sul tracciato della via Appia, a 43 miglia da Roma. l'area del villaggio romano, il centro di Borgo Faiti. Del Forum Appii rimangono oggi pochissimi resti.

Tre Taverne (in latino: Tres Tabernae) era una località sulla Via Appia a circa 50 km da Roma. Vi era una mansio o mutatio, cioè un posto di riposo per i viaggiatori. Il luogo è identificato con i resti archeologici a 5 km a sud-est di Cisterna di Latina (Grotte di Nottola).

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