MATER DEI: TITOLO E IMMAGINE
Campocroce di Mirano (VE), 30 luglio 2024: Don Orione annunciò che “Mater Dei” sarebbe stato il titolo proprio della Madonna venerata nella Piccola Opera della Divina Provvidenza. Scelse anche una immagine ufficiale: un quadro allora venerato nella cappella dell'Istituto Manin di Venezia.
MATER DEI: TITOLO E IMMAGINE
Don Flavio Peloso
Durante le riunioni tenute a Campocroce (Venezia), al termine degli esercizi spirituali del luglio 1924, Don Orione scelse e motivò il titolo mariano ufficiale della Congregazione: Mater Dei. E spiegò: “Scelsi la Mater Dei, perché desidero che, anche nella devozione alla Madonna, la Congregazione manifesti il suo attaccamento ai dogmi e alla Sede apostolica; è anche un diffondere una devozione basata sul dogma o meglio su un gruppo di dogmi essenziali”.[1]
Don Orione scelse anche la giaculatoria caratteristica della Congregazione: “Maria, Mater Dei, ora pro nobis: è questa la nostra giaculatoria. Questa giaculatoria è pure nella preghiera a Maria Santissima che la Chiesa pone sulle labbra di tutta la cristianità: Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis. È questa la nostra giaculatoria che sintetizza un gruppo di dogmi e di verità religiose”.[2]
La scelta dell’icona della Mater Dei
Don Orione pensò di legare la devozione mariana della Mater Dei anche ad una immagine, un quadro, che più facilmente la significasse al popolo. La scelta cadde sull’immagine della copia di un dipinto di stile bizantino di antica fattura, che la tradizione diceva portato dall’Oriente, conservato a Venezia nell’Istituto Manin. In questo dipinto la Madonna reca in braccio il celeste Bambino; sullo sfondo, in monogrammi, stanno scritte le due parole greche Μήτηρ Θεοῦ (Mèter Theoù), Madre di Dio.
Nello storico discorso tenuto a Campocroce al termine degli Esercizi spirituali del luglio 1924, scartò di divulgare la pur cara e già molto diffusa immagine della “Madre della Divina Provvidenza” della Casa Madre di Tortona, perché “non può essere proposta come Madonna della Congregazione, perché non ha in braccio Gesù, e noi dobbiamo abituarci a vedere, in seno a Maria, Gesù”. Con tono solenne annunciò: “Dopo tanti anni che ho pregato a questo fine sono venuto alla conclusione di mettere in venerazione nelle nostre Case la Madonna sotto il titolo di Mater Dei. Questo titolo è anche una affermazione dogmatica contro quelli che subdolamente hanno negato e negano la divinità di Gesù Cristo. Dobbiamo essere dogmatici, papali, anche nella devozione a Maria. Scelse la Mater Dei di Venezia. Gli Agostiniani hanno la Madonna del Buon Consiglio; i francescani furono i difensori dell'Immacolata... e la nostra Madonna, la Madonna dei Figli della Divina Provvidenza sarà la Mater Dei”. [3]
Nel settembre 1924 successivo, scrisse a Don Sterpi: “Quanto alle immagini della Madonna della Divina Provvidenza, fate riprodurre quella col Bambino, che sapete. Voglio che sia venerata dai Figli della Divina Provvidenza e in tutte le loro Chiese e Case sia esposta e abbia culto la Madonna come Madre di Dio. La chiamino e La presentino pure al popolo, popolarmente, anche Madre della Divina Provvidenza”.[4]
Il quadro della Mater Dei era presente nell’Istituto Manin di Venezia fin da quando Don Orione, su richiesta del patriarca card. Pietro La Fontaine, ne assunse la responsabilità nel 1919. [5] Quando la Congregazione orionina lasciò il Manin di Venezia, nel 1965, esso ebbe altra destinazione, però il quadro restò all’Ente Comunale di Assistenza di Venezia. Attualmente l’icona si trova presso il palazzo Contarini del Bovolo, sede della direzione generale dell’ECA, presso la Casa di Riposo Santi Giovanni e Paolo.[6] Nella scheda dell’Inventario esso è attribuito presumibilmente a un “Madonnero veneziano” della prima metà dell’800, dipinto su un prototipo tradizionale dell’arte bizantina, e influenzato dall’arte occidentale evidenziata negli incarnati plasmati morbidamente.[7] L’attribuzione del dipinto alla prima metà dell’800 è legata al tempo della fondazione dell'Istituto per ragazzi voluto dall’ultimo doge Ludovico Manin ( Venezia, 1726 1802).
Descrizione della “Mater Dei di Venezia”
L’icona raffigura la Vergine nella classica versione della Odigitria, cioè di Colei che indica la via della salvezza presentando al fedele, a cui rivolge lo sguardo con la testa reclinata, il figlio Gesù sostenuto col braccio sinistro. A sua volta Egli osserva la Madre in un muto dialogo di affetti e benedice con la mano destra ed il gesto della liturgia greca, mentre con la sinistra regge il rotulo della legge. Il fondo è a tempera rosso-bruno, agli angoli superiori entro due ciondoli rossi vi sono le usuali iscrizioni. La veste di Maria è rosso chiaro con i panneggi segnati da righe scure, scarsa è la presenza dell’oro; la tunica di Gesù è verde, il manto color ocra con fitte crisografie. L’icona è impreziosita dalle corone d’argento sbalzato a motivi floreali sia sulla testa di Maria che su quella del Bambino.
Entro ciondoli rossi le usuali sigle in caratteri greci: M-P a sinistra, O-V a destra, la corona d’argento della Madonna ha i punzoni dell’argentiere Z torre G.
L’icona proviene dalla Cappella dell’Istituto Manin esposta alla devozione degli allievi. È da presumere che si tratti di un’opera di un madonnero veneziano della prima metà dell’800, al tempo della fondazione dell'Istituto per ragazzi voluto dall’ultimo doge Ludovico Manin (Venezia, 1726 1802).
L’esecuzione presenta evidenti grossolanità di stile nelle mani, nelle proporzioni, nella durezza delle vesti, nell’assoluta mancanza di fondo preziosi, che fanno propendere per un pittore di bottega che ripete stancamente i prototipi tradizionali dell’arte bizantina, arte che nel tempo aveva modificato le forme originali soprattutto sotto l’influenza della contemporanea arte occidentale come in quest’opera si evidenzia negli incarnati plasmati morbidamente e privi di quella forza espressiva che era una delle caratteristiche principali dell’arte greca.
La diffusione promossa da Don Orione
Don Orione diede disposizione a don Carlo Sterpi, con lettera del 28 settembre 1924: “Fate tirare di quelle Immagini, anche a colori, anche in varie dimensioni e oleografie. Le immagini si facciano sull'originale, non sulla copia. E l'originale bisognerebbe portarlo via di là, e farlo fotografare altrove. Le immagini si facciano sull'originale, non sulla copia. Sotto le Immagini si metta questa dicitura: Θεοτόκος - Theotokos - Mater Dei - Madre di Dio, in tre lingue, o anche in quattro, la quarta sia spagnolo, o, portoghese, o francese, o tedesco, o polacco, venerata dal popolo col dolce titolo nome di «Madonna della Divina Provvidenza»”.[8]
Quando si scelse l’immagine per la copertina del Bollettino della Congregazione, Don Orione, il 4 febbraio 1926, scrive a don Sterpi: “Dovendosi mettere la Madonna, desidero sia quella che dovrà essere la vera, cioè quella di Venezia col Bambino”.[9]
A Don Orione fu provvidenziale l’aiuto di un apprezzato pittore romano, Filippo Torti, ospite per cinque anni alla Colonia Santa Maria di Monte Mario a Roma. Era un ritrattista e restauratore di buona mano - già apprezzato e richiesto per lavori a Palazzo Venezia di Roma. A lui commissionò molte copie di quel quadro che donò alle varie Case.
Chiedendo nuove copie al pittore, Don Orione scrive a Don Orlandi: “Dirai al pittore che ho bisogno assoluto, per la fine di novembre, di almeno 8 quadri della Madonna. A quest'ora quanti ne ha fatti? Eravamo d'accordo due al mese...”.[10]
Don Orione curava la qualità delle copie del quadro: «Le espressioni del volto della Madonna, nei quadri della Mater Dei, siano più vive, più amabile lo sguardo; le prime erano meglio dipinte. Diteglielo, e che lavori, lavori, lavori! Almeno altre cinque devo spedirle in America”.[11]
Il giorno della Madonna Assunta del 1929, parlando ai religiosi nelle riunioni, dopo il corso di Esercizi tenuti a Sant'Oreste, così si esprimeva: «Vi ho portato un'immagine della Mater Dei, che vi do come ricordo di questi Esercizi spirituali e vi prego di diffonderla tra le anime e inculcarne la divozione nei cuori di quanti si trovano nelle nostre Case e di aprirli alla più tenera e filiale divozione a Maria Santissima, venerata sotto il più grande e più dolce titolo di " Madre di Dio ". Vi prego vivissimamente di farne la più larga diffusione per accrescere ovunque la divozione e l'amore alla Madonna secondo lo spirito che sapete essere proprio della Congregazione”.[12]
Ancora oggi alcuni delle copie della Mater Dei del pittore Filippo Torti sono conservatati in varie case d’Italia, in Polonia e America Latina. Al Piccolo Cottolengo di Milano si trova la copia della Mater Dei che era stata donata al Collegio “San Giorgio” di Novi Ligure. È eccezionalmente grande rispetto a tutte le altre copie conosciute. (immagine a lato) Il quadro della Mater Dei - Madre della Divina Provvidenza fu dipinto e portato a Ognissanti dall’autore, Gustavo Marvasi, l’8 febbraio 1933.Un quadro della Mater Dei appare in molte foto del Paterno di Tortona ed è qui ancora conservato.
[1] Parola XI, 207.
[2] Ibidem.
[3] Discorso di Don Orione alla fine degli esercizi tenuti a Villa Soranzo di Campocroce (VE) nel luglio del 2024; Riunioni 60-68. Le istruzioni di Don Orione durante gli esercizi sono riportate in Parola III, 33-47.
[4] Lettera a Don Carlo Sterpi del 28 settembre 1924, dopo che in luglio era stato scelto il titolo; Scritti 15, 108.
[5] La delibera fu approvata dalla Giunta Provinciale Annua della Congregazione di Carità con decisione 3 Luglio 1923 (data cara a Don Orione), N. 953 – 10707.
[6] È catalogato: Inventario IRE 1229, vecchia segnatura n. 475. Dobbiamo la ricerca di questo quadro al confratello don Francesco Mazzitelli.
[7] Se ne parla in Rizzi A., 1980, La Madonna Nicopeja, Venezia 1980, p. 299 nota 7.
[8] Lettera a Don Carlo Sterpi del 28 settembre 1926; Scritti 15, 108.
[9] Lettera a Don Carlo Sterpi del 4 febbraio 1926; Scritti 16, 14.
[10] Scritti 24, 188.
[11] Lettera a Don Orlandi dell’11 ottobre 1928; Scritti 24, 190.
[12] Riunioni 68.
PREGHIERA A MARIA, MATER DEI

