PREDICATORE DA CINQUE LIRE. Fonti di Villaromagnano
Don Orione racconta della simpatica richiesta di predicare per la festa della Madonna di Fontio, a Villaromagnano
PREDICATORE DA CINQUE LIRE ALLA MADONNA DELLE FONTI
A Villaromagnano ero di casa. Vi andavo spesso a celebrare. Poco fuori del paese, c’è piccolo santuario dedicato alla Madonna di Fonti. Nel 1500 era andato in rovina e fu ricostruito un secolo dopo in posizione che spazia sulla pianura e verso l’Appennino.
Eravamo nel 1929 e il sabato 7 settembre, vigilia della festa della Madonnina di Fonti, arrivò al Paterno Giùn, il priore di quella chiesetta. Si era messo in un grosso impiccio: fatti i conti, tanto di spesa per le candele, tanto per l'incenso e l'olio delle lampade, tanto per il vecchio sacerdote di Sarezzano, che avrebbe detto la Messa al mattino, non gli rimanevano che cinque lire, per pagare il predicatore dei vespri solenni. Ma dove trovarlo un predicatore da cinque lire? Si era rassegnato: “Pazienza: invece che un predicatore di grido, basterà un predicatore "da brassa ", un prete spicciolo”.
Si era rivolto prima alla sacrestia del duomo di Tortona, poi alla Curia, poi a don Madama, direttore del Convitto Ecclesiastico; infine, quando fallirono tutte le sue ricerche, venne da noi.
Suonò alla Casa di Via Emilia, ma il vecchio portinaio lo aveva subito scoraggiato: "Nessun prete è disponibile per domani. E poi, per cinque lire, nemmeno un sacrista verrebbe".
Giùn stava per uscire quando, scendendo le scale, lo vidi. Lo salutai e lui tornò indietro per scaricarmi il suo problema.
"Don Orione, mi aiuti lei, altrimenti lasciamo senza predica la Madonnina di Fonti, domani, giorno della Sua festa patronale. Per il predicatore, purtroppo, non mi rimangono disponibili che cinque lire. Ma noi di Fonti, una volta tanto, ci accontenteremo anche di poco, anche di un prete qualsiasi, che predichi alla buona, "a braccio", come viene viene. E lei, Don Orione, di preti e frati ne ha d'ogni genere, razza, colore e valore, con la barba e senza, italiani e stranieri; e persino preti ciechi. Anche di un prete cieco mi accontenterei, anche di un polacco che parla metà in italiano".
Ascoltai quella accorata richiesta quasi divertito ma mi portai la mano sulla fronte come per dire che il problema era difficile.
Giùn aggiunse ancora: "Naturalmente verrei io a prendere il sacerdote e a riportarlo qua, in baroccino".
"Sta bene – dissi - verrò io. Ho qualche impegno, ma disdico e vengo".
"Come? Lei! Lei verrebbe su per cinque lire?".
"Sì, verrò: cinque lire sono la paga della vostra Madonnina, vero? Le accetto ben volentieri da Lei; non più, non meno. Io sempre sono venuto volentieri a Villaromagnano, per un po' di bene, e sempre ne ho tratto buoni frutti”.
La Domenica, subito dopo pranzo, Giùn giunse puntuale alla porta di Casa Madre con il suo baroccino. E andai con lui. Sullo spiazzo della chiesetta era convenuta molta folla, anche da Sarezzano, Cerreto e Mombisaggio. Molti erano sotto l'ombra delle piante del boschetto. Feci la mia predica sulla Madonna e guardavo a quella buona gente attenta e commossa. Tutti se ne andarono contenti. Ma il più felice era Giùn: “Meraviglioso! E tutto per cinque lire".

