LA CONSERVAZIONE DEL CORPO DI DON ORIONE

Il Corpo di Don Orione è esposto al Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Dati e notizie della sua conservazione.

IL CORPO DI DON ORIONE A TORTONA

Dati e notizie della sua conservazione

 

Don Flavio Peloso


Avevo 13 anni quando, nel marzo 1965, fui a Tortona a “vedere il corpo incorrotto” di Don Orione. La notizia del suo straordinario stato di conservazione aveva fatto il giro del mondo. Ricordo che mi trovai nella soffocante ressa di persone e con la coda di oltre due ore per scendere nella Cripta del Santuario della Madonna della Guardia, ove il suo Corpo era esposto.

L’emozione fu grande, quando potei sostare vicino e vedere Don Orione – non solo il suo corpo – che ero già abituato a pregare e a considerare santo. Mi fece tenerezza. Questa è la parola giusta e che ripeto ogni volta che ricordo quell’evento. Io, che da bambino “avevo paura” di vedere i morti, provai tenerezza di fronte a quel volto buono, come addormentato e con un cenno di sorriso. Don Orione!

 

La relazione medica del 1965

La riesumazione avvenne il 10 marzo 1965, alla presenza del Vescovo diocesano, mons. Angelo Rossi, e della Commissione Vescovile incaricata formata da: Sac. Gatti Luigi (Giudice Delegato), Sac. Agostino Ceveriati (Sotto-Promotore della Fede), Sac. Lino Barca (Sotto-Promotore della Fede), Osvaldo Zacchi S.C.R. (Perito Medico), Agostino Massone (Perito Medico), Poggi Don Giovanni (Testimone), Schiro Don Modesto (Testimone), Sac. Giuseppe Ginocchio (Notario Attuario). I due medici, Dott. Osvaldo Zacchi e Dott. Agostino Massone, hanno steso e firmato relazioni separate. È dalla loro relazione che raccolgo alcuni passaggi essenziali.

“L’urna fu aperta alle ore 10,30. È stata rimossa la prima cassa di legno, nella quale era contenuta una seconda cassa di piombo. Attraverso il cristallo posto sulla seconda cassa si è potuto scorgere bene l’interno e, in particolare, la salma del Servo di Dio in buono stato di conservazione, riconoscendone i lineamenti del volto ben marcati ed incorrotti.

Aperta con molta attenzione e precauzione anche la seconda cassa, delicatamente è stata rimossa la salma del Servo di Dio, adagiata su un vicino tavolo.

Ad un primo esame esterno – si legge nella Relazione -, il Corpo è risultato in perfetto stato di conservazione, solido nelle sue varie parti, saldamente unite fra loro, con una limitata elasticità nelle varie articolazioni tale da permettere alcuni movimenti. Il viso si presenta con un colorito roseo pallido, sereno, quasi di persona dormiente. Sono bene conservate le mani, di colorito brunastro chiaro.

La salma viene liberata dai vari indumenti per un più dettagliato esame del Corpo che appare di consistenza dura e parzialmente elastica confermando lo stato di perfetta conservazione. Solo sulla regione dorso lombare si riscontra un iniziale processo di saponificazione, attribuita ad una assicella di legno fresco che, in putrefazione, aveva intaccato gli strati superficiali della parte posteriore del dorso.

Durante questo esame, il volto, a contatto dell’aria è andato perdendo il colorito roseo iniziale e ha assunto una tonalità brunastra sempre più marcata sino ad una tinta marrone chiaro.

Il Corpo è stato lavato con una soluzione antisettica a base di alcool, acido ossalico e quindi con una soluzione costituita da alcool canforato e lieve dose di bicloruro di mercurio. Poi, il Corpo è stato lasciato asciugare; dopo un’ora sono state iniettate soluzioni antisettiche conservative.

Ultimate le operazioni di trattamento, il venerato Corpo è stato rivestito degli abiti sacerdotali con pianeta violacea e immesso in una cassa di rame, chiusa, saldata e immessa in una seconda cassa esterna parimenti di rame”.

 

Le vicende successive

Nel 1977, a Tortona ci fu un’alluvione che invase la Cripta allagandola quasi fino al soffitto. Si temette per la conservazione del Corpo di Don Orione, ma non si intervenne.

Quando il Corpo fu riesumato, in occasione della beatificazione del 26 ottobre 1980, si constatò che l’acqua dell’alluvione era penetrata nell’urna. Si formarono dei focolai di muffe danneggiando il microambiente e le strutture di contenimento e quel tipo di conservazione cominciò pertanto a dare segni di cedimento.

Dopo alcuni mesi di incertezza sul da farsi fu scelto un altro tipo di conservazione, vale a dire un intervento complesso di mummificazione artificiale. Il trattamento conservativo definitivo, una vera e propria imbalsamazione, venne effettuata dall’équipe guidata dal biblista-egittologo Mons. Gianfranco Nolli e da altri esperti anatomo-patologi); terminò nel 1981.

Venne conservato il cuore (ora al santuario di Don Orione, a Claypole) ed il polmone di sinistra (nella cappella della Direzione generale delle Suore orionine). Il polmone di destra presentava invece i segni delle pleuriti e polmoniti ricorrenti di cui Don Orione soffrì durante tutta la vita.

 

Le scarpe di Don Orione

Aggiungo a queste notizie storiche un ricordo personale.
Tra i membri dell’équipe che trattò il Corpo di Don Orione c’era anche la Dott.sa Maria Venturini, anatomopatologa. Da me chiamata, venne il 9 febbraio 2000, per una ispezione al Cuore di Don Orione, allora conservato nella Curia generale in Roma. Mi raccontò che, al termine del trattamento del Corpo di Don Orione, nel 1981,“Quando lo rivestivamo, i sacerdoti ci diedero un paio di scarpe nuove per i suoi piedi. Gliele mettemmo ma, stranamente, al mattino le trovammo sfilate. Riprovammo la sera seguente e, al mattino, le vedemmo di nuovo uscite dai piedi. Don Ignazio Terzi, con una motivazione che a noi parve un po’ devota, ci disse che forse Don Orione non voleva scarpe nuove, ma scarpe usate, da povero. Gli mettemmo un vecchio paio di scarpe. Gli calzarono bene. Sono quelle che ancora rimangono ai piedi di Don Orione”.