Dame della Divina Provvidenza
Note di storia dell'intuizione di Don Orione a inizio Novecento
Le Dame della Divina Provvidenza
Ancora agli inizi della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Don Orione stimolò anche in campo femminile una collaborazione concreta, offrendo indicazioni alla multiforme carità di tante donne generose, sia di alto rango che di umili famiglie. Lanciò il progetto della Associazione femminile delle Dame della Divina Provvidenza.
Su "Il Popolo" di Tortona, Don Orione pubblicò nel 1899 un Appello per l'iniziativa delle "Dame della Divina Provvidenza". Qualche passaggio è molto significativo.
Don Orione ripresenta l'esempio delle "Dame della carità" di San Vincenzo de' Paoli: "... donne profondamente cristiane, che avevano dato molto, e taluna delle quali si era spogliata di tutto... forti e generose... i loro sguardi s'incontrarono in uno stesso pensiero di abnegazione e di sacrificio...". Poi prosegue: "O buone Signore e Madri che sentite, o voi, anime pie, donne a cui Dio ha largito tanta gentilezza e tanta abbondanza di carità cristiana, a voi tutte, io mi rivolgo, povero prete, a voi che sentite battere il cuore al nome di Gesù Cristo... Attorno ai nostri Istituti sorgano le "Dame della Divina Provvidenza", un'associazione grande dove tutte le anime si trovino unite nel campo della carità, e in uno stesso pensiero di abnegazione e di sacrificio: questa associazione sarà l'Opera della salute dei fanciulli!"
Il foglietto della "Divina Provvidenza", che continuerà a pubblicarsi per sempre, sarà come la voce del pio Sodalizio, e segnerà il crescere e il dilatarsi dell'Associazione delle "Dame della Divina Provvidenza".
Coraggio, o buone Signore, date generosamente il vostro nome, iscrivetevi tra le "Dame della Divina Provvidenza"... tutto è grande quando è grande il cuore che dà".
Un gruppo di queste "Dame" sorse attorno alle sorelle Fogliano a Torino, una delle quali arrivò a scrivere: "La mia aspirazione fu sempre quella di esser non una Dama, ma una Figlia della Divina Provvidenza". (Cfr. DOPO III, 235-238 e 298-299)

