SAN PONZO SEMOLA e le grotte dei primi cristiani
Le grotte di San Ponzo sono luogo suggestivo e di antichi ricordi: vi si rifugiaro i cristiani perseguitati nel II-III secolo e vi dimorò San Ponzo. Fu luogo caro a San Luigi Orione.
SAN PONZO SEMOLA
Il Paese
San Ponzo Sèmola si trova a una trentina di chilometri da Tortona, in Val Staffora. Fu luogo di rifugio dei cristiani che scappavano dalla pianura durante le persecuzioni del II e III secolo; qui sorge una Cappellina. Le origini di San Ponzo Semola si perdono nell'alto medioevo. Nel 943 i re Ugo e Lotario donarono il borgo al vescovo di Pavia, insieme alla vicina Cecima.
Borgo di pietra, piazzette silenziose e una pieve romanica monumento nazionale, costruita nell'XI secolo in stile romanico lombardo. Il fonte battesimale in pietra, in fondo a destra, è datato 1161. Alla destra del presbiterio si trova l'altare dedicato a San Ponzo: qui è custodita l'urna d'argento e cristallo contenente i resti del santo.
Il santo
La figura di San Ponzo è avvolta da storia e leggenda. Era un soldato romano della Legione Tebea. Nato a Roma nel III secolo d.C., fu battezzato da Papa Ponziano e si dedicò alla predicazione cristiana. Arrivato in Valle Staffora come legionario, fuggì dall'esercito e si ritirò in eremitaggio nella zona allora chiamata “Le Cascine”, che prese poi il suo nome, a circa tre chilometri dal borgo. Le Grotte di San Ponzo sono cavità naturali scavate nel corso di milioni di anni dall'azione dell'acqua nella roccia arenaria. Queste grotte furono il rifugio in cui l'eremita trascorse anni di preghiera e penitenza prima di essere martirizzato. Nei pressi è presente una sorgente le cui gocce d'acqua che stillano dalla roccia sono ritenute miracolose dai pellegrini. È festeggiato il 14 maggio.
Don Orione a San Ponzo
Nella prima metà di giugno del 1894, in omaggio al prete novello Don Paolo Albera (di Godiasco), Don Orione organizzò una passeggiata a San Ponzo Sèmola. Quella passeggiata è ben ricordata da uno dei primi alunni, Don Giuseppe Rota.
“Don Orione svegliò presto i ragazzi del Collegio Santa Chiara e rivelò la meta della nostra passeggiata: S. Ponzo Semola.
Arriviamo a S. Ponzo sulle prime ore del mattino: la gente del paese, dato l'avvenimento di un gruppo numeroso di ragazzi, usciva sulla porta di casa o si affacciava alla finestra per osservare; il loro stupore faceva comprendere che volevano sapere chi fossimo, perché nel berretto vi era un fregio e nel centro due lettere D. P = (Divina Provvidenza), ci domandavano che volesse significare quelle due lettere.
D. Cassola Paolo ci accolse con tanto affetto: D. Albera celebrò la santa Messa, durante la quale qualche ragazzo fece la Comunione e poi fu distribuita la colazione.
S. Ponzo possiede un corpo di un santo, il quale fece vita di penitenza in mezzo ai boschi soprastanti il paese, vivendo in una grotta. Il Direttore che durante l'anno ci aveva predicato vita di santi austeri per mortificazione e penitenza, ci volle condurre là in quella località dove il santo aveva fatto vita di penitenza. Alla grotta ci fece osservare dove alloggiava il santo e dove dormiva; vi si vede anche l'impronta di una persona segnata sulla pietra. Il Direttore ci fece da Cicerone spiegando tante cose e qualche spiegazione un po' originale, muoveva il riso di Don Albera.
Scendemmo in paese per il pranzo e dopo un'altra sorpresa. Dista da S. Ponzo un paesetto alpestre S. Alberto; colà vi ha fatto vita da santo, andiamo a vedere anche quella località? Un sì rumoroso dimostra l'entusiasmo. Badate però che il tempo e bisogna far presto, disse il Direttore. I più abili e i più agili a correre su per i pendii di Pizzocorno e andare a gara per giungere prima.
A S. Alberto vi è la campana del Carroccio, ci disse in altro momento e la nostra curiosità si arguiva perché durante l'anno ci aveva parlato della famosa Lega Lombarda. Giunti nell'Abbazia provammo un po' di delusione perché noi immaginavamo chissà quali cose, data la descrizione così viva che ne aveva fatto il Direttore. Saliamo sul campanile per vedere la famosa campana la quale porta incisa la data 1453. Mi rimase molto impresso l'interno della chiesa, senza però ricordare i particolari, per le pitture; così pure la veneranda figura del vecchio parroco di D. Alberto Bevilacqua.
Dopo qualche ora viene dato l'ordine di ritornare e chi di corsa e chi trotterellando e chi a passo svelto, si cerca da tutti di raggiungere la frazione Molino del Conte, passando per Pizzocorno, dove le vetture a cavalli ci attendevano per il ritorno”.[1]
Il 2 settembre successivo, Luigi Orione aveva un appuntamento a San Ponzo Sémola per la predicazione: la popolazione lo attendeva. “San Ponzo. Vi predicai quando ancora ero Chierico, mi pare a 21 anni, e dopo la predica andai per la prima volta a Sant’Alberto dove c’era allora, il Parroco Don Bevilacqua”.[2] Nonostante gli alunni fossero in vacanza, ne condusse là un gruppetto. Anche il parroco della vicina San Colombano accolse festoso Don Orione.[3]
A San Ponzo Don Orione fu più volte.
Abbiamo alcuni suoi Appunti per predica del 25 luglio 1903. “Dixisti martirem laudasti satis. “Non cepistis suppliciis sed vobis potius supplicia ceperunt” (“Non avete vinto con i supplizi, ma piuttosto i supplizi hanno vinto voi”). Ossa eius pullulent de loco suo! Queste ossa si commuovono sotto i nostri occhi, si ravvivano, germinano dopo 17 secoli e spandono intorno a sé lampi sfolgoreggianti di vita, e insegnamenti. Avviciniamoci con fiducia all’urna gloriosa di S. Ponzo; quelle ossa non sono morte ma ribollono di vita e non per altro che per rinnovare in noi la vita della grazia e della penitenza e orazione, la vita della grazia e della virtù”.[4]
Per una Messa a San Ponzo, alla festa del settembre 1906, Don Orione ebbe un problema con il Vescovo. Era stato proibito di celebrare la Messa solenne essendovi in paese programmato anche il ballo pubblico. Don Orione aveva accettato di andare a celebrare perché “mi erano state date le più ampie assicurazioni dalle Autorità locali di S. Ponzo e fin copia del manifesto del sindaco dove solo non si parlava di balli”.[5] E scrisse all’Arciprete: “La prego inoltre di far rilasciare dal Sindaco di S. Ponzo un attestato dal quale risulti che il ballo non era stato concesso dall’Autorità, prima delle funzioni solenni”.[6]
Giunse la sanzione del Vescovo di “sospensione a divinis” per tre giorni. A Don Orione dispiacque assai. A distanza di tanti anni, nel 1934, ancora ricordava l’episodio: “Al tempo di Monsignor Bandi fui invitato a San Ponzo; si credeva poi che vi fossi andato. Vi era la proibizione di cantar Messa e di celebrare la festa con solennità, perché vi era il ballo e allora, credendo che ci fossi andato io, mandarono la sospensione a divinis per tre giorni; e se l’ebbe Don Sterpi perché, essendo stanco, avevo mandato lui. Ma Don Sterpi non cantò Messa; la disse privata, di maniera che non gli sarebbe toccata la sospensione. Quando seppero che io non c’ero andato, si morsero le labbra, perché è il sottoscritto che volevano colpire”.[7]
Don Orione diede appuntamento a San Ponzo, il 1° settembre 1926, a don Giuseppe Rota: “Oggi ti vorrei vedere a S. Ponzo. È impossibile che io possa venire su a Sant’Alberto; se puoi, vieni tu a San Ponzo”.[8] “Io vado a S. Ponzo e Don Sterpi viene a S. Alberto. Io resto a S. Ponzo sino alla sera di mercoledì”.[9]
Don Flavio Peloso
Sono andato a celebrare a San Ponzo il 12 giugno 2026. Il signor Sergio Domenichetti mi ha condotto con la sua auto fino alle Grotte dei primi cristiani e di San Ponzo.
[1] Memoriale Rota 26-28. Cfr Domenico Sparpaglione, Miniera dei ricordi, quaderno 1, capitolo I; Quaderno 5, capitolo IX; quaderno 3, capitolo VI.
[2] Parola Vb, 76.
[3] DOPO II, 100-101.
[4] Scritti 86, 136. Vi è anche altri brevi promemoria per la predica su San Ponzo: 86P137 e V108P270.
[5] Scritti 45, 20b.
[6] Scritti 91, 96.
[7] Parola VI, 64.
[8] Scritti 85, 142.
[9] Lettera del 31 Agosto 1926; Scritti 88, 219.

