MADONNA DEL CARMINE. Parole e aneddoti di Don Orione

La chiesa di San Michele a Tortona (Via Emilia 57) ospita un artistico gruppo statuario della Madonna del Carmine, opera della scultore Luigi Montecucco. Don Orione ne era devoto.

LA MADONNA DEL CARMINE

Storia e devozione di Don Orione

 

Don Flavio Peloso


Il monte Carmelo, che significa "giardino di Dio", è uno dei luoghi più belli della regione del Libano, esaltato nella Bibbia per la sua bellezza, nominato più di venti volte nelle Sacre Scritture.


Origini della devozione

La devozione alla Madonna del Carmine ha radici bibliche lontane, rilanciata con l'apparizione a fra Simone Stock nel 1247.

Il Monte Carmelo fu un luogo di preghiera e di vicinanza a Dio fin dai tempi del profeta Elia, che qui si rifugiò e sfidò i 450 sacerdoti di Baal nel X secolo prima di Cristo (cfr. 1 Re 18, 41ss). Poi, furono gli eremiti cristiani a popolare quel monte. Nel secolo XIII si formò l’Ordine Carmelitano. Uno di essi. Simone Stock (= tronco, perché viveva in un tronco d’albero), era grande devoto della Madonna e questa gli apparve il 16 luglio del 1251 consegnandogli lo scapolare "Prendi, figlio diletto, questo scapolare sarà il segno del privilegio che ho ottenuto per te e per tutti i figli del Carmelo. Chiunque morirà rivestito di questo abito sarà salvato dal fuoco eterno. Questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace".

La devozione alla Madonna del Carmine si diffuse assai e ancora oggi muove molte persone.


La devozione di Don Orione

Era una festa molto cara anche a Don Orione e assai viva a Tortona.

Don Orione ebbe particolare devozione alla Madonna del Monte Carmelo certamente perché nella chiesa parrocchiale di San Michele (Via Emilia 67), annessa alla Casa Madre, nel primo altare laterale di destra, c’è un imponente gruppo statuario nel quale troneggia, nel suo abito bianco e bruno, la figura Madonna del Carmine. È opera di Luigi Montecucco (Gavi Ligure, 1805-1877) il quale lavorava in bottega con il fratello Francesco, pittore.[1]

Don Orione celebrava spesso la Messa a quell'altare. Celebrava con tale devozione davanti alla Madonna del Carmine in San Michele che molti che si preoccupavano di conoscerne l’ora per unirsi a lui nella preghiera: giacché, ovunque fosse un altare della Vergine, là pareva si concentrassero tutte le energie del suo spirito, per supplicarla secondo una moltitudine di intenzioni, sue e di quanti portava in cuore, specialmente di suffragio.

Però, la divozione alla Madonna del Carmine Don Orione l’aveva attinta, ancora fanciullo, dalla sua buona Mamma Carolina.

Padre Salsa - già compagno di studi del giovinetto Orione nel tempo che questi fu aspirante francescano a Voghera (1885-1886) - ricorda che, portato dalla divozione alla gran Madre di Dio, Luigi Orione aveva pregato quel Padre superiore di ascriverlo allo scapolare del Carmine.[2]

Negli anni di permanenza all’Oratorio di Don Bosco in Torino (1886-89), Luigi Orione si crebbe ulteriormente nella devozione mariana. «Eravamo pochi — ricorda Mons. Bertazzoni, poi Vescovo di Potenza —, eravamo gli amici di Don Berto e ci trovavamo, durante le ricreazioni un po’ lunghe, nella sua cameretta; teneva una statuetta dell’Immacolata e tutti portavamo l’abitino del Carmine».[3]

Divenuto sacerdote e fondatore, Don Orione non mancò di stimolare alla devozione alla Madonna del Carmine di cui parlò in una sua predica.

 «Oggi vi dirò brevi parole sulla festa della Madonna del Carmine. Qui, nella nostra parrocchia di San Michele, celebriamo la festa della Madonna del Carmine. Essa prende nome dalla catena dei colli del Carmelo in Palestina, una propagginre del Libano che avanza in direzione del mare. Ancora prima che Gesù venisse sulla terra, vivevano su quel monte dei pii eremiti, il cui gruppo era chiamato, secondo la tradizione, laScuola dei profeti” .

Questa devozione della Madonna del Carmine è certo la più antica devozione mariana. Poi, in seguito, in Palestina vi furono parecchi eremiti anche tra i nuovi convertiti al cristianesimo. Essi dovettero, però, fuggire sui monti, quando ci fu la conquista araba, cioè dei musulmani. Dopo ancora, quando la Palestina fu ripresa dai crociati, ai primi eremiti che vi erano rifugiati, durante l’occupazione maomettana, sul monte Carmelo e in diversi luoghi solitari della Terra Santa, si aggiunsero molti altri pellegrini dell’Europa. Cominciarono così a fare vita insieme, vita cenobitica e regolare, e fondarono sul monte Carmelo un monastero. Lassù veneravano particolarmente i profeti Elia ed Eliseo, che su quel monte c’erano stati, operando grandi cose, come narra la scrittura sacra. La Madonna apparse al Generale dei Carmelitani, San Simone Stock, un inglese, e gli consegnò un abitino speciale, detto anche scapolare del Carmine, perché si porta appeso al collo. Fra tanti privilegi promessi al santo, vi è pure questo : coloro che moriranno nella divozione allo scapolare, non soffriranno le pene dell’inferno.[4]


La Madonna del Carmine pagò l’affitto a Don Orione

Rimase famoso il fatto della Messa di Don Orione all’altare della Madonna del Carmine durante la quale chiese alla Madonna di “pagare l’affitto” per lo spazio della nicchia.

A Fumo, si stava costruendo il santuario della Madonna di Caravaggio. I chierici manovali lavoravano per amor di Dio, ma i muratori bisognava pagarli. Don Orione stava passando un periodo di grave difficoltà economica. Il canonico Arturo Perduca seguiva i lavori e veniva a battere cassa da Don Orione che, mortificato, era da tempo a mani vuote. Un giorno, un po’ sconsolato ma anche con tanta fiducia, Don Orione gli aveva detto “Vieni domattina, dopo la Messa”. Ed ecco quanto avvenne raccontato da Don Orione.

Questa mattina è successo che mi hanno fatto dire la Messa all'altare della Madonna del Carmine, qui al nostro San Michele. La serviva Zambarbieri. E, mentre celebravo, devo confessare che di tanto in tanto alzavo gli occhi alla statua della Madonna... Ricordavo che oggi sarebbe passato il canonico a prendere quattrini per pagare le fatture di Fumo e io non avevo soldi da dargli… E guardavo, guardavo la Madonna! «Cara Madonna, da tanto tempo occupi un posto nella mia casa. Tu vedi come sono messo. Pagami un po’ di affitto»”.[5]

Finita la Messa, torno in sacrestia e di lì a qualche momento il sacrista Pietro mi dice che ci sono due signore le quali vogliono parlarmi. Esse infatti si avvicinano e mi consegnano una busta. Ma io non ho aperto la busta. Allora il mio pensiero è corso subito alla Madonna per ringraziarla di aver risposto alle mie occhiate...

Appena quelle brave signore se ne vanno, mentre io sto mettendo in tasca la busta,[6] vedo spuntare il canonico dalla porta della sacrestia, con quell'aria sorridente che faceva capire per che cosa era venuto. Non mi ha lasciato neppure fare il ringraziamento, tanto è stato puntuale. Subito gli ho consegnato la busta, dicendogli: "Ecco i denari che vi manda la Madonna per il vostro santuario! Me li hanno portati ora due signore per incarico di persona che vuol tenere l'incognito».[7]

 

L’abitino della Madonna del Carmine

Don Orione parlò in varie occasioni della Madonna del Carmine e anche delle promesse a chi porta l’abitino o scapolare.

“La tradizione narra che, nel 1200, la Madonna apparendo a san Simone Stock, gli consegnò un abitino speciale del Carmine, chiamato anche scapolare, con la promessa “Coloro i quali moriranno in grazia di Dio con questo abitino, non soffriranno le pene dell’inferno”. E promise che se fossero stati fedeli nel portare l’abitino e ne nel seguire le condizioni prescritte, al primo sabato dopo la loro morte, sarebbero stati aiutati dalla Madonna con la sua intercessione, a sottrarsi alle pene del Purgatorio.

Il culto verso San Simone Stock e la devozione allo scapolare si diffusero rapidamente ed è giunta fino ad oggi. Nel secolo XVI riformarono l’Ordine del Carmelo due grandi santi: Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce e riportarono l’Ordine alla vita contemplativa”.[8]

Sono ricordati tanti episodi di quando Don Orione visitava gli infermi, tanto più se erano suoi confratelli, e domandava subito se portavano l'abitino del Carmine, perché aveva tanta divozione e fiducia nei benefici spirituali e nelle promesse della Madonna; in caso negativo, subito dava l’abitino.

Don Orione animava la comunità della Casa Madre a collaborare con tutti i mezzi per la solenne riuscita della festa della Vergine del Carmine, patrona della parrocchia di San Michele, partecipandovi egli stesso personalmente quando si trovava a Tortona.

Essa fu sempre la celebrazione più solenne per noi, e da prima della guerra si faceva anche la processione”. Raccomandava allora, fin dalla vigilia, di preparare ogni cosa, di addobbare le finestre, di disporre i canti e l'esatta esecuzione delle funzioni. Con quanta divozione accompagnava poi lo svolgersi della processione!

“Siate devoti della Madonna Santissima del Carmine, portando devotamente il santo abitino, che avete ricevuto già o che riceverete oggi in San Michele. La Madonna del Carmine ci porti subito, dopo morte, tra le sue sante, materne braccia, vicino al suo Divin Figliuolo, Gesù Salvatore e Redentore nostro...».[9]


La banda dei chierici in piazzetta San Michele

C’è un simpatico episodio legato alla festa della Madonna del Carmine e raccontato da Don Giovanni Venturelli che ne fu protagonista.

Era l’anno 1930. Un chierico aveva messo su, con altri quattro di noi, una piccola banda, con l'idea di esercitarci un poco, e poi crescere di numero. Don Orione, che l'ha saputo, ci afferra: "Dovete suonare domani, alla festa, fuori, sulla strada, dinanzi a San Michele".

Per chi non lo sa, davanti a San Michele ci sono i portici, e là sotto c'è un caffè elegante con tanto di orchestra, che suona quasi di continuo: "Ma, Padre, non è possibile; siamo appena in cinque: andiamo a far ridere tutti... ".

Non c'è verso. Bisogna proprio suonare.

E il giorno della festa dobbiamo proprio schierarci di fronte a San Michele, e soffiare a tutta forza dentro i nostri strumenti, per sopperire, con la potenza del fiato, alla pochezza del numero.

Ebbene, tutti sanno che, nella Casa Madre, la scala che dalla portineria porta alla direzione, ha una finestra che dà sulla piazza San Michele. Mentre siamo nel massimo delle nostre fatiche... musicali, rossi dallo sforzo e un po' dal pudore di suonare così pochi in pubblica via, ecco, ad un tratto, vediamo che qualcuno, da quella finestra, ci sta osservando. Guardiamo bene, ed allibiamo: sono Don Orione e Don Sterpi, che se la ridono di tutto gusto.

Diremo, però, a onore del vero, che ce la cavammo senza troppo disonore; anzi, non mancò chi ci lodò, asserendo che avevamo fatto abbastanza bene.

Don Orione poi commentò: "Bravi, bravi! Vedete cosa vuol dire fare le cose per la Madonna! Tutto deve servire per lodarla e farla lodare. Basta un po' di coraggio e poi tutto diventa semplice e va a buon fine. La Madonna del Carmine ha visto la vostra buona volontà e la gente ha capito perché lo facevate, ed è rimasta edificata vedendovi così coraggiosi e disinvolti... Fatevi animo che verrà il giorno che crescerete di numero e allora non sarà più una novità e potrete fare le cose sempre meglio a gloria della Vergine Santissima. Intanto, oggi la Madonna, per bocca mia, vi ringrazia del contributo che avete dato alla sua bella festa. La gente a volte ride, ma capisce chi fa le cose per vero sentimento di divozione, ed è contenta. Bravi... Suonate, suonate! Cantate, con gli strumenti, la Madonna”.[10]


La statuetta “rotta” della Madonna del Carmine

Era quasi irriconoscibile, ma era una statuetta della Madonna del Carmine, rotta e malridotta, gettata tra le immondizie. Don Orione che passava di lì ne ebbe pena al vederla, la prese e se la portò a Casa, a Claypole, in Argentina, e poi a Tortona quando vi ritornò.

Enrique Cuomo Angel Leon Gallardo,[11] architetti di Buenos Aires, furono a vedere quella redatto e scoltarono da Don Orione un fatto sorprendente di cui fu protagonista.

Ma Don Orione stesso ne scrisse in una lettera a Don Carlo Sterpi nel giorno stesso dell’espisodio.

“Scrivo che alla mia sveglia sono le 5¼, ma la sveglia va un po' avanti, di un trenta minuti.

Siamo dunque all'alba della festa di Cristo Re [27 ottobre 1935] e qui nella mia camera va succedendo un fatto che mi pare abbia dello straordinario: sia tutto e solo a gloria di Dio e a nostro conforto.

Mentre scrivo sta ancora acceso sopra il capo di una piccola statuetta della SS. Vergine una piccola luce, che si è accesa da sé questa notte. La mia camera è chiusa, e nessuno poté entrare. La luce non si poteva accendere da sé. La luce elettrica era spenta.

Ora (in questo momento) il lumino si è spento: allo svegliarino sono le 5 e 23.

Sono rimasto alquanto meravigliato a guardare, e a persuadermi che fossi ben desto, ed ho pensato che segno potesse essere. E m'è venuto di pensare che fosse la Madonna del Carmine. La statuetta è una Madonna del Carmine mutilata ad una mano, e anche al Bambino manca una mano e il braccio destro, parte del petto, e la piccola testolina è retta da un filo di ferro: ha anche i piedi mutilati.

Ho pensato dunque che era il giorno e forse l'ora che don Garbarino diceva la messa a San Michele, e che la Madonna del Carmine volesse che anch'io di qui prendessi parte alla sua festa e alla vostra gioia. E anche che fosse un piccolo segno di soddisfazione per quanto si è sofferto in pazienza e silenzio e usando ogni carità, per la faccenda di S. Michele.

Sono stato un bel po' coricato, come quasi trattenuto dalla straordinarietà del fatto, e pensando che cosa volesse dire la Madonna. Poi mi sono alzato e sono andato ad inginocchiarmi davanti alla Madonna a recitare una Salve Regina.

Poi la luce si è spenta, e dopo qualche momento si è accesa, sempre tutto da sé. Allora mi sono levato e vestito e sono tornato vicino alla Madonna a pregare un'altra Salve Regina e a cominciare le litanie della Madonna.

In certi momenti la luce sfavillava e brillava in modo straordinario. Io provai ad accendere e a spegnere la mia luce elettrica, ma quella continuava per conto suo.

Provavo un senso indefinito di conforto a vedere splendere quella luce nella oscurità della mia stanza. Mi pareva che la Madonna fosse viva, e che volesse dirmi qualche cosa e che mi potesse fare piacere e darmi animo nel Signore.

Stiamo attaccati al Signore ed alla SS. Vergine, e camminiamo umili, puri e retti e in carità grande. Ave Maria, e avanti!

Sac. Giov. Luigi Orione  dei figli della Div. Provv.za”[12]


Simile fatto fu collegato anche ad altre importanti comunicazioni della Madonna: l’ingresso del parroco orionino don Santino Garbarino a San Michele dopo tante controversie; la nomina del Visitatore Apostolico, l’abate Emanuele Caronti; la morte del Patriarca di Venezia, Pietro La Fontaine.

Don Orione, ritornando in Italia nel 1937, portò con sé quella statuetta della Madonna del Carmine rotta e la tenne nella sua cameretta del Paterno, a Tortona. Qui rimase fino a quando nel 1910 è stata portata nella Parrocchia orionina di L’viv (Leopoli), in Ucraina, oggetto di molta venerazione e dispensatrice di grazie e anche di veri miracoli.

Oggi, quella statuetta "rotta" e ferita diventa anche un emblema dell'Ucraina dilaniata da tanti anni di guerra.


Il monte Carmelo, nella simbologia della Sacra Scrittura, rappresenta il luogo privilegiato dell'incontro con Dio, metafora dello stesso Paradiso, come ricorda anche il salmista: “Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo. Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe” (Salmo 23).

La festa della Madonna del Carmelo sia un’occasione speciale di incontro con il Signore.

 

 


[1] Luigi Montecucco fu soprattutto uno scultore ligneo devozionale. Le sue opere presentano generalmente sono in legno scolpito e policromato; gli occhi in vetro nelle statue processionali; i panneggi profondi di gusto tardo-neoclassico; volti molto espressivi, influenzati dalla tradizione genovese di Anton Maria Maragliano e dei suoi seguaci. Sovente collaborava con il fratello Francesco Montecucco, pittore e decoratore. Realizzò numerosi gruppi processionali in legno per chiese delle province di Alessandria e Genova..

[2] DOLM 2083.

[3] Ibidem.

[4] Meditazione del 17 Luglio 1932.

[5] La chiesa di San Michele in Tortona è contigua alla Casa madre e la cappella della Madonna del Carmine, dove don Orione aveva celebrato quella mattina, ha la nicchia della statua sporgente oltre il muro perimetrale della chiesa ed entra ad occupare una parte del refettorio e dello studio della casa madre stessa.

[6] Quelle due signore erano Eugenia Gracis e Santina Adaglio, insegnanti benemerite di Tortona. La Adaglio Hanno riferito che andò proprio come raccontò Don Orione. Erano state incaricate dal fratello della Adaglio di donare la somma di lire diecimila mettendola nelle mani di Don Orione stesso. Lo trovarono che celebrava all’altare della Madona del Carmine, a San Michele, Misero la busta nelle sue mani e uscendo videro il canonico Don Perduca che entrava frettoloso.

[7] Discorso del 12 aprile 1938.

[8] Meditazione del 17 Luglio 1932.

[9] Riportato in DOLM 2085.

[10] DOLM 946-947.

[11] Enrique Cuomo y Angel Leon Gallardo, Don Orione nuestro amigo, Victoria, 1967.

[12] Scritti 18, 185.