Pio Dante Mogni, orionino e trappista

Profilo biografico di Padre Pio Dante Mogni (1907-1975), orionino e trappista

PIO DANTE MOGNI

L’inquietudine della fedeltà

 

Don Flavio Peloso

Mogni Dante (Pietro Giuseppe) nacque a Sarezzano (Alessandria), il 18 aprile 1907, figlio di Giuseppe e Mogni Delfina. Crebbe a contatto diretto con san Luigi Orione, giovane fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Fu religioso esemplare e dotto, sempre alla ricerca di più perfetta fedeltà alla Volontà di Dio. Entrò nell’ordine dei Trappisti. Morì il 4 febbraio 1975 nel monastero delle Tre Fontane di Roma.

Di lui abbiamo un fraterno e ammirato ricordo pubblicato in Atti e Comunicazioni della Curia Generalizia Don Orione (1975 / I) di don Giuseppe Zambarbieri, anima finissima e santa, superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, che ben lo conobbe sia quand’era orionino e sia poi da trappista; gli fu vicino con amicizia discreta e sempre presente fino al giorno della sua morte.

Il mio ricordo di padre Pio Dante Mogni risale a quando ero novizio a Villa Moffa di Bra, nel 1969, con don Mario Sersanti padre maestro. In un pomeriggio d’estate, suonò il campanello e andai alla portineria. Mi vidi davanti un fraticello minuto, vestito da monaco, austero, timido, ma con occhi luminosi. Chiese: “C’è qui don Mario Sersanti?”. Lo accompagnai sotto il portico aperto sul cortile. Quando don Sersanti lo raggiunse, ho assistito ad una scena per me inimmaginabile. Don Sersanti, solitamente tanto riservato, gentile ma sobrio nell’esprimere i sentimenti, quasi corse all’incontro di quel frate e, a distanza, fece un saltino di contentezza prima di lanciarsi in un caloroso e prolungato abbraccio. Compresi che erano amici. Da tanto tempo non si vedevano.

Pio Dante Mogni, nativo di Valle Sant’Innocenzo di Sarezzano, entrò in Congregazione al Paterno di Tortona nell’agosto 1919, vicino a Don Orione e a Don Sterpi.

Fece il noviziato e la prima Professione all’Istituto Artigianelli di Venezia nel 1925. Qui compì anche gli studi teologici emergendo per pietà e passione nello studio, avido di conoscere, acuto nell’intelligenza.

Don Orione, vedendone le qualità, scrisse a Don Sterpi: “Mogni vorrei iscriverlo alla facoltà di filosofia dell'Università del S. Cuore; ci ho pensato e pregato” (9 ottobre 1929). Aveva molta stima di lui, perché “mostra dottrina sana ed è molto attaccato alla Congregazione”.

Mentre era a Voghera (1930-1933) frequentava l’Università Cattolica e insegnava latino e greco ai probandi, manifestò i chiari segni di tisi. Don Orione intervenne in modo accorato, nel novembre 1932, con il suo direttore Don Bruno: “Il ch.co Mogni non sta bene, lo trovai a letto; ho saputo non da lui, ché lui suole tacere, ma da altri che avuto sputi di sangue. Fa che abbiano lui, Nicola, Santella, un vitto molto, molto sostenuto, se no finiranno male e li porteremo sulla coscienza. È gente che non bada a lavorare e che si spende: la Congregazione non si spende mai troppo per chi si spende per essa”.

Ritenendo che un periodo di riposo a Villa Santa Clotilde di Sanremo gli sarebbe giovato, Don Orione scrisse in tal senso a Don Severino Ghiglione direttore della casa: “Domattina ti manderò don Mogni, ora è suddiacono. È in piedi, ma non sta bene: voglio che sua madre, che è una santa donna, almeno, lo veda sacerdote, - e poi se ne vada pure in Paradiso, - se Iddio vorrà così. Egli ha ordine di non studiare: curamelo più che se fosse Don Orione e Don Sterpi” (3 febbraio 1933).

Finalmente Mogni giunse alla Professione perpetua (17 dicembre 1932) e all’ordinazione sacerdotale il 10 giugno 1933. Dal 1933 al 1940 fu insegnante al collegio San Giorgio di Novi Ligure e poi, dal 1941 al 1946 all’Istituto Filosofico di Villa Moffa di Bra. Nel 1945 fu nominato Segretario e Assistente generale agli Studi e si trasferì a Roma.

Era uomo generoso, sensibile e inquieto, sempre teso ad una vita che lo avvicinasse sempre più a Dio. Nel 1947 cominciò a manifestare il desiderio di passare ad un ordine di vita contemplativa e, dopo un tempo di discernimento, ottenne il permesso il 18 agosto 1949. Entrò tra i Trappisti ed assunse il nome di fra Pio. Per lui, per i familiari e per i confratelli che tanto amava, fu una scelta difficile e sofferta.

Dalla Trappa delle Tre Fontane, a Roma, passò a quella Soligny, al nord della Francia, e di là a quella di Citeaux. Trascorse lunghi anni di nascondimento, preghiera e penitenza alla ricerca di perfezione nell’adesione a Dio, scopo della sua vita.

Tenne i contatti con la Congregazione verso la quale aveva nostalgia e quasi scrupolo di averla lasciata.
Nel 1974, Don Giuseppe Zambarbieri chiese a padre Pio Dante Mogni di commentare una pagina di Appunti di Don Orione del 1939. Ne fece un’esegesi di grande acutezza e comprensione spirituale, pubblicata con il titolo Servire negli uomini il Figlio dell’Uomo. La comprensione dei piccoli dei poveri degli umili (“Messaggi di Don Orione” n.21, 1974, p.32). Unendo la sua esperienza orionina e la sua intelligenza spirituale di monaco trappista, padre Mogni nel suo studio cercò di rispondere alla questione: “quale deve essere la comprensione dei piccoli, dei poveri, degli umili, tenuto presente che essa deve aprire un mondo nuovo e divino”? Ne venne uno scritto di alto valore ascetico profondamente orionino. È uno dei testi che nella mia vita è stato illuminante e al quale sono ricorso più volte lungo gli anni.

Nel giugno del 1974, Padre Pio Dante Mogni lasciò la trappa di Citeaux e tornò all’abbazia delle Tre Fontane con la salute compromessa da male inesorabile ai polmoni. Fu curato per mesi all’ospedale “Forlanini”. Poi la sua «via crucis» si concluse alle Tre Fontane, sempre benedicendo il Signore, solo desideroso di conformarsi alla sua santa Volontà. Era il 4 febbraio 1975. Ero presente al suo funerale nell’abbazia delle Tre Fontane. Della celebrazione ricordo il freddo della chiesa, la grande semplicità del rito, il canto gregoriano, lo stile austero di preghiera, umiltà e speranza nell’incontro con Dio.

Don Giuseppe Zambarbieri definì padre Pio Dante Mogni come “uno dei migliori confratelli che la Congregazione ha mai contato tra le sue file. Ha saputo vivere la sua consacrazione in modo così sublime, con una stupenda interiorità, una rettitudine assolutamente aliena da qualsiasi compromesso, una vita spirituale così elevata, e un così grande amore a Don Orione. Don Mogni ci ha soprattutto insegnato a volere e ad amare - in ogni circostanza ed a qualunque costo - quello che vuole il Signore”.