BRUNELLO DOMENICO, il miracolato che cadde dall'alto del Santuario della Madonna della Guardia

Quel ricordo rimase sempre forte nella sua vita e nel racconto della storia del Santuario di Tortona.

DON DOMENICO BRUNELLO 

ERA CHIERICO QUANDO CADDE DA 18 METRI DI ALTEZZA COSTRUENDO IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GUARDIA

 

 

"Andate, andate a Tortona - diceva Don Orione -.Andate al Santuario della Madonna della Guardia. Quel Santuario è stato costruito quasi del tutto dai chierici e preti lavoratori". E aggiungeva: “Si può dire che tutti i mattoni del Santuario sono stati messi su a forza di Ave Maria. Questo Santuario è fatto di Ave Maria, più che di calce e di mattoni. Quanto si è pregato da tutti, mentre si innalzavano i muri, quando si facevano le fondamenta... Quante anime pregavano, perché tutto andasse avanti bene! Le donne, le lavandaie fedeli, mi dicevano che recitavano tanti rosari per i nostri chierici, commosse ed edificate a vederli lavorare così volentieri, senza badare al caldo o al freddo”.

E c’era proprio bisogno di protezione della Madonna su quei chierici che facevano i manovali e, non avvezzi al mestiere, salivano e scendevano su impalcature di legno traballanti e fin sull’alto tetto, portando assi, calce e mattoni.

Restò famoso il “miracolo” del chierico Domenico Brunello, che cadde dall’altezza di 18 metri e rimase illeso!
Ascoltai anch’io, più volte, Don Domenico Brunello raccontare come fu "miracolato" dalla Madonna.

“Era il 17 ottobre 1930. Reggevo un'asse lunga quattro metri, camminando sopra un'altra larga venti centimetri e lunga tre metri. Nel dare lo slancio per gettarla sull'impalcatura superiore… mi è mancato il sostegno e sono caduto nel vuoto con la testa in giù. Ma ho avuto la presenza di spirito di invocare: Gesù e Maria, salvatemi! Ricordo nettamente, durante il volo, di aver pensato: Cosa dirà mia mamma e mio papà vedendomi così rovinato? Scosso da un tremendo colpo, mi ritrovai seduto in terra. Certamente una mano misteriosa mi ha capovolto, interrompendo il volo a capofitto e raddrizzandomi prima di toccare il fondo cripta”.

Appena Brunello cadde a terra, tutti i compagni chierici gli accorsero vicino e lo guardavano impressionati: era vivo ma non si muoveva, non parlava, aveva gli occhi aperti e immobili.
Dopo un attimo di esitazione tutti volevano fare qualcosa, sollevarlo, dargli acqua, metterlo disteso. Lui era immobile. Dopo un buon quarto d'ora decisero di sollevarlo e adagiarlo sopra un materasso. “Leviamogli le scarpe”, suggerì uno. Si mossero verso di lui… “No, le scarpe no!”, ebbe la forza di dire il povero Brunello. “Ho le calze rotte!”. Furono le sue prime parole ed ebbero un effetto liberatorio, Alcuni sorrisero e altri esclamavano rassicurati: «Ormai non muore più».

Poi, quando si inaugurò il Santuario, alla festa della Madonna della Guardia del 31 luglio 1931, Don Orione volle che i chierici manovali della Madonna sfilassero in processione con le pale, le vanghe, le carriole! Aveva un grande significato quel gruppo di chierici lavoratori e mentre passavano, tutti battevano le mani a quelli che portavano i trofei del lavoro. Don Orione commentò: “La gente restò ammirata di quei preti che erano sì capaci di adoperare la penna, ma anche la zappa e il piccone; vedevano che non erano solo capaci di dire dei Pater Noster, ma anche di sfacchinare, di incallire le mani, di sacrificarsi per quella religione che si preparavano a predicare”.

Il chierico Domenico Angelo Brunello faceva parte dei “carissimi”, cioè quei giovani entrati in congregazione già adulti. Aveva 18 anni, quando egli cadde dall’alto del Santuario in costruzione.
Era nato a Quinto di Treviso il 17 luglio 1912 ed era stato accolto il 23 ottobre 1928 nella Casa Madre dell'Opera in Tortona, dallo stesso Don Orione e da Don Sterpi. Era giovane robusto e resistente alla fatica. Ricordava di avere lavorato non solo alla costruzione del Santuario della Madonna della Guardia, ma anche per costruire il Seminario Panzarasa (oggi Piccolo Cottolengo), e poi all'Istituto filosofico di Villa Moffa (Bra), all'Asilo di Villa Romagnano e al Dante Alighieri. Anche lui, a turno con altri compagni, faceva il pane al “Groppo”, la casa delle Suore Sacramentine, per tutte le comunità orionine di Tortona.

Dopo il periodo a Tortona e poi a Villa Moffa per concludere il liceo e il noviziato, nel novembre 1935, partì per l'Argentina e frequentò la teologia a Victoria; fece anche da segretario a Don Orione. Professò i voti perpetui a Buenos Aires, il 21 dicembre 1940. Il 22 febbraio 1942, fu ordinato sacerdote a Mar del Plata. Fu viceparroco e insegnante a Itatì, nel Chaco, e poi, dal 1945 al 1947, a Mar del Plata. 

Rientrò in Italia nel gennaio del 1947 e si dedicò soprattutto all’apostolato tra i giovani, a Monte Mario in Roma (1947-1951), poi a Bra, all'Istituto Manin di Venezia sino al 1966, nella Casa del Giovane Lavoratore in Torino (1969-1971), all'Istituto Artigianelli di Venezia (1971-1995). Ovunque fu sempre benvoluto per il suo carattere gioviale, comprensivo, sempre positivo nel bene, semplice. Era di pietà semplice e fedele, generoso e zelante verso le persone.

Trascorse l’ultimo anno di vita in cura nella Casa di Trebaseleghe e qui morì il 27 agosto 1996.