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Messaggi Don Orione
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Ricordo personale di Don Flavio Peloso, dell'incontro con Don Bedeschi e dellasua Nota "Le corrispondenze calabro-messinesi di Don Orione a "L'unitā cattolica".

RICORDO DI LORENZO BEDESCHI

Don Flavio Peloso

 

Don Lorenzo Bedeschi è nato a Villa Prati di Bagnacavallo, il 18 agosto 1915 ed è morto a Bologna il 17 novembre 2006. Laureato all’Università Gregoriana di Roma, fu una voce autorevole del giornalismo cattolico italiano. Accompagnò l'attività culturale e religiosa di don Primo Mazzolari e fu redattore del suo periodico "Adesso". Docente di storia contemporanea presso l'Università di Urbino, qui fondò e diresse il Centro per la storia del modernismo. Don Lorenzo Bedeschi è considerato il massimo studioso del modernismo cattolico.

È stato autore di oltre 80 libri e innumerevoli articoli di studio e di divulgazione.
Tra questi articoli, ce ne fu uno dedicato a Tre corrispondenze di don Orione dopo il terremoto Siculo-calabro, del 1970, che suscitò clamore e malumore in molti storici e in particolare nell’ambiente orionino, “per via di una parziale documentazione e di qualche dato impreciso che avevano poi portato a conclusioni troppo affrettate”, come Bedeschi stesso ammise.

Quando a fine 1999, stavo per pubblicare il volume “Don Orione negli anni del modernismo” (Jaka Book, Milano, 2002, 376 p.), fui a trovarlo a Bologna, nel suo modesto appartamento-archivio, per riprendere con lui la ricostruzione storica presente in quell’articolo del 1970. Don Bedeschi mi accolse con una soddisfazione quasi liberatoria. Ci intrattenemmo per oltre due ore e mi volle poi partecipe della sua frugale mensa. Dopo solo una settimana mi inviò una Nota di 5 cartelle, accompagnandola con un biglietto: “ho anticipato i tempi dell’invio sia per la sua dolcezza che mi ha conquistato favorevolmente, sia perché riterrei opportuno che entrasse nel volume”. La Nota fu pubblicata in “Don Orione negli anni del modernismo” a p.349-352.

Conservo quella Nota dattiloscritta, con aggiunte autografe, come un documento dell’amicizia e della serietà di questo studioso. In essa, accolse i nuovi apporti documentali, che portavano a dare più giusti contorni alle sue conclusioni. Nel giustificare il suo nuovo giudizio si augurò “che la concordia-discordans, difficilmente indissociabile da qualsiasi indagine onesta, non sia fraintesa se in seguito a nuovi apporti archivistici ricompare modificata nel riconsiderare le corrispondenze giornalistiche spedite da Don Orione dalle zone terremotate calabro-messinesi in quel 1910” (Don Orione negli anni del modernismo, p.349).

Restò un’amicizia fraterna e cordiale segnata da gesti di stima e affetto e dalla frequentazione dell’Istituto Don Orione di Fano, ove sostava volentieri come in casa familiare. Manifestò più volte la sua devozione verso Don Orione che – scrisse – “riteneva che le anime si salvano non col sillogismo, ma con la carità”.

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