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Messaggi Don Orione
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Messaggi di Don Orione, n.102, 2000, p. 43-56.

Notizie di una amicizia nata quando il giovane Monsignor Roncalli andò a incontrare Don Orione all’Istituto San Filippo di Roma e lo trovò mentre giocava con i ragazzi. I tanti gesti paterni del “Papa buono” verso i figli spirituali di colui che “era convinto che si potesse conquistare il mondo con l’amore”.

Due animi affini: ”la stessa ansia apostolica, lo stesso ardore nel servire la Chiesa, lo stesso palpito per i fratelli lontani, la stessa tenerezza verso i poveri, il popolo, i piccoli, gli umili…”. Così si esprimeva Don Giuseppe Zambarbieri, Superiore generale, nella lettera del 10 giugno 1963,[1] inviata a tutti i membri della Congregazione, rievocando la grande benevolenza del Pontefice verso la Piccola Opera.


1958: partecipa alla festa della Madonna della Guardia

Ancora Patriarca di Venezia, il Cardinale Roncalli nutriva simpatia e affetto per le opere di Don Orione. Prova ne sia la pronta adesione all’invito che il venerato Don Carlo Pensa, trovandoglisi vicino nell’Istituto degli Artigianelli alle Zattere,[2] gli rivolse di voler partecipare alle feste della Madonna della Guardia, a Tortona, nell’agosto di quel 1958. “In quei giorni sarò a Sotto il Monte, e mi sarà facile venire a Tortona: va bene, verrò volentieri…”,[3] rispose amabilmente il Patriarca. E nell’approssimarsi della data, scriveva a Don Pensa, da Sotto il Monte, per chiedere quale era il programma e che cosa avrebbe dovuto fare… Poteva essere più buono e più sollecito di così? E venne puntualmente, il Cardinale Roncalli, continua il venerato Don Pensa, la sera del 28 agosto, sostando prima fra i nostri probandi del Seminario S. Antonio di Voghera (…) ed è apparso particolarmente contento quando ha visto, al suo arrivo in Tortona, che ad attenderlo per scortarlo in Episcopio, c’erano i bravi ragazzi dell’Istituto Manin con la banda, nella brillante e caratteristica divisa alla marinara.[4]
La sera, mentre “l’accensione della Statua[5] per mano del Santo Padre galvanizzava gli animi, esaltava i cuori in una attesa, pacata e tranquilla, ma dolcissimamente profonda[6], il pio Patriarca Roncalli assorto nella contemplazione della grande statua della Madonna, si segnava alla benedizione del Santo Padre.
Non andò a dormire quella notte, se non dopo l’una, godendosi dalla finestra della sua camera, il fluire della gente, soprattutto uomini, verso il Santuario. “Quanta devozione! – commentò dopo alcuni mesi con un religioso orionino - C’erano in permanenza trentacinque sacerdoti per le confessioni. Quella notte riposavo nella casa vicina al Santuario. Rimasi in piedi fino all’una, e vedevo pellegrini e pellegrini che andavano a confessarsi”.[7]

Il 29 agosto “assistette pontificalmente alla Messa e parlò nel santuario stipato, facendosi piccolo coi piccoli sapientemente”. “Il Cardinale – annotò il cronista – rivolgeva poi una calda omelia, esaltando le misericordie della Madonna che ama intrattenersi con le anime umili e, attraverso le apparizioni e i suoi Santuari, effonde sui suoi figli la ricchezza perenne della materna protezione.[8] Illustrò i “quattro splendori” che aveva ammirato sempre in Don Orione e cioè: la semplicità, la carità, la virtù sacerdotale, e lo splendore degli splendori: la devozione tenerissima verso la Madonna.
“Si degnò partecipare all’agape di famiglia – riferisce Don Pensa, superiore generale – nel cortile della Casa Madre: e nessuno, per la presenza del Cardinale, si trovò a disagio, ché anzi fu proprio la sua semplicità, la sua cordialità così effusiva e familiare a creare un ambiente di conforto per tutti e di indicibile gaudio”.[9] Nel pomeriggio, scese nella cripta del santuario per pregare sulla tomba di Don Orione e appose la sua firma nel registro dei visitatori. Partecipò alla tradizionale processione con la statua della Madonna e parlò ancora alla folla che gremiva la piazza del Duomo di Tortona.[10]


Il cardinale Roncalli diventa Giovanni XXIII

28 Ottobre 1958: la Provvidenza conduce il Cardinale Roncalli al soglio pontificio. Il Rev.mo Direttore Generale, Don Pensa, invia un telegramma di felicitazioni esprimendo l’esultanza di tutti i figli e le figlie di Don Orione per la sua elezione a Pontefice nonché l’assicurazione di preghiere e di offerta di sacrifici da parte di tutti i membri e gli ospiti delle Case orionine. Non mancò sollecita la risposta: "Vivamente grato per fervidi voti augurali codesta Comunità religiosa Santo Padre ricambia” devoto omaggio con propiziatrice Benedizione Apostolica. – Tardini, Pro-Segretario”[11].

La benevolenza verso la piccola nostra Congregazione, del Pastore Angelico Pio XII – scrive Don Pensa, – si è perennata nella paterna benevolenza di Papa Roncalli.[12] Infatti, Giovanni XXIII volle continuare – come già il Suo predecessore – ad essere il “Protettore” della Piccola Opera.[13] Ecco la comunicazione di tale decisione.
«Dal Vaticano, li 13 febbraio 1959 – Rev.mo Signore Don Carlo Pensa, Superiore Generale dei Figli della Divina Provvidenza – Roma. Mi reco a gradita premura di partecipare alla S.V. Rev.ma che l’Augusto Pontefice, benevolmente accogliendo la devota supplica da Lei umiliataGli in data 8 corrente, si è degnato di ritenere la Protettorìa della Sua Congregazione. Questo atto di sovrana considerazione del Santo Padre verso codesto benemerito Istituto riuscirà certo di vivo gradimento alla Signoria Vostra e all’intera sua Famiglia religiosa, alla quale Sua Santità, in segno di paterna benevolenza, imparte di cuore la Benedizione Apostolica. Profitto dell’occasione per confermarmi con sensi di distinta stima di V.S. Rev.ma dev.mo nel Signore Domenico Cardinale Tardini»[14].


Aveva incontrato Don Orione nel 1921

Ma Papa Roncalli, aveva incontrato Don Orione? L’aveva incontrato sì. Sarà Mons. Loris Capovilla, suo fedelissimo Segretario, a raccontare, nel 1960, e a documentare il simpatico episodio.
“Era l’anno 1921. Da qualche mese il giovane prete bergamasco aveva preso dimora nell’Urbe. (…) Perché monsignor Roncalli, in un pomeriggio di primavera desiderasse incontrare Don Orione, cosa avesse da dirgli o da chiedergli, non so con esattezza. So che il suggerimento di incontrare Don Orione glielo diede Benedetto XV. E Giovanni XXIII ricorda, come fosse ieri, la sua passeggiata fuori Porta S. Giovanni, l’ingresso all’Istituto, l’indicazione del portiere di recarsi in cortile. In un angolo, un gruppo di ragazzi giocava con un prete. Questi volse lo sguardo, si distaccò un attimo dai suoi amici e chiese:
- Monsignore, cerca qualcuno? - Si, vorrei parlare con Don Orione.
- Don Orione sono io. Abbia pazienza qualche minuto: termino la partita; mi lavo le mani e sono da lei.


Queste parole, dette con tanto garbo, con sguardo sorridente, impressionarono il giovane prelato di allora, da poco allontanatosi dalla sua ‘Casa dello Studente’, dai suoi giovani che lo avevano seguito, procurandogli molte consolazioni. Queste parole rivivono nel racconto sempre animato e commosso del Papa di oggi. Don Orione, allora quasi cinquantenne, stava giocando a piastrelle. Lo desideravano i giovani; e il suo intuito di educatore esigeva che li accontentasse.
Fu così che il futuro Papa Giovanni ammirò Don Orione, fattosi fanciullo con i fanciulli, e meditò una volta di più le arcane parole di Cristo che nell’infanzia spirituale ha additato agli uomini le vie della redenzione, la conquista del regno dei cieli”.[15]
Ma l’episodio fu annotato dallo stesso Mons. Roncalli in un suo quaderno. Infatti, Mons. Capovilla, nell’esaminare quaderni ed agende con note autografe, ha ritrovato la data esatta dell’incontro di Ognissanti:
“28 marzo 1921. Lunedì di Pasqua. … Nel pomeriggio visito con mgr. Guerinoni la chiesa e le opere Parrocchiali di Ognissanti, fuori porta San Giovanni; e converso lungamente con Don Orione, del quale si può ben dire: contemptibilia mundi eligit Deus ut confundat fortia. Ciò che nel mondo è stolto, Dio lo ha scelto per confondere i forti (1 Cor 1, 27)”.[16]


Una ammirazione sempre viva

E sempre, da allora, Mons. Roncalli conservò una grande stima ed ammirazione per l’apostolo della carità.
A Douglas Hyde[17] che chiedeva al Patriarca di Venezia: “Vorrei mi dicesse subito, senza fermarsi a meditare sulle parole, quale era, fra le sue (di Don Orione) qualità quella che a lei pareva precipua”, rispose prontamente, senza meditare ma con la spontaneità delle parole vive, cordiali, sentite: “Don Orione era l’uomo più caritatevole che io abbia mai conosciuto. La sua carità superava quella di qualunque altra persona di cui avessi letto o sentito parlare: andava oltre i limiti normali. Era convinto che si potesse conquistare il mondo con l’amore”.[18]
Nessuna meraviglia pertanto se il Pontefice Giovanni XXIII manifestasse interesse e compiacimento per le opere di Don Orione da lui tanto stimato e venerato. Ne sono traccia i numerosi messaggi inviati in varie occasioni che, pur nella ufficialità del linguaggio, esprimono vicinanza alla Piccola Opera.

In occasione del 50° anniversario della istituzione della GIAC di Ognissanti, al telegramma trasmesso dai giovani della Parrocchia, risponde: “Città del Vaticano, 16 dicembre 1960. Fausta ricorrenza 50° Associazione Gioventù Maschile Cattolica parrocchiale Ognissanti Augusto Pontefice di gran cuore invia Dirigenti e Soci implorata Apostolica Benedizione, conforto generosi propositi, pegno rinnovati divini aiuti e favori per sempre più esemplare vita cristiana e sempre più fervida attività di bene. Card. Tardini”.[19]

Quando si inaugurava la seconda Casa del Giovane lavoratore, a Firenze, era presente , con la sua parola, il Pontefice: “Inaugurandosi seconda casa Cristo lavoratore augusto Pontefice benedice superiori ed assistiti in auspicio perenne divina assistenza, Cardinale Cicognani[20].

Messina, 1960 – Si inaugura il Santuario della Consolata: non manca il Messaggio del Santo Padre: “Città del Vaticano: 7.7.1960. Tra i Diletti Figli che, convenuti al solenne Rito inaugurazione Santuario della Consolata (…), Augusto Pontefice gode essere spiritualmente presente con espressione viva compiacenza, per felice compimento provvida intrapresa, et con voti, augurando da fausto avvenimento frutti copiosi di intensa vita cristiana, alimentata da tenera pietà mariana, come pure rigogliosa fioritura benefiche opere apostolato attorno nuovo tempio. Paternamente invocando abbondanti favori consolazioni celesti, Sua Santità imparte di gran cuore eccellentissimi Presuli Membri Congregazione Don Orione Dirigenti Ospiti annesso Istituto Clero Autorità Fedeli implorata propiziatrice benedizione Apostolica.- Cardinale Tardini».[21]

Il 19 aprile 1959 Sua Santità concede una memorabile udienza a diecimila Domestiche, convocate dal Movimento «Tra Noi», e, nel suo lungo discorso dice fra l’altro: “…siate apostole intorno a voi. Anzitutto fra le vostre sorelle di condizione sociale, allontanandole da ogni insidia e portandole sulla via del Signore anche a mezzo di onesti svaghi. È questa una forma di apostolato che ben si addice allo spirito ed alla struttura del Movimento «Tra noi», del quale Ci piace elogiare le benemerenze, che a Noi erano già ben note. Al pio e zelante Sacerdote che ha dato vita ed anima al Movimento ed a tutte le generose persone che lo coadiuvano, vada il Nostro plauso e ringraziamento”.[22]

L’11 ottobre 1959, il Santo Padre Giovanni XXIII, consegna, nella Basilica Vaticana, il Crocifisso a quattrocento e più missionari. Fra di essi ci sono anche cinque Religiosi della Piccola Opera della Divina Provvidenza ai quali rivolge parole benedicenti mentre si succedono , prostrati, ai Suoi piedi.[23]


La Madonna della Guardia a protezione del suo pontificato

Il 30 maggio 1959 si compiva un desiderio a lungo serbato in cuore dal Superiore generale Don Carlo Pensa: “Da tempo desideravo di prostrarmi ai piedi augusti del Vicario di Cristo - egli scrive dandone comunicazione a tutti gli appartenenti alla Piccola Opera - per dirGli tutto il mio e Vostro amore, nello spirito della nostra Congregazione che vuole essere, secondo il pensiero del venerato Fondatore Don Orione, tutta cosa del Papa".

Nell’occasione, il Superiore ringrazia il Santo Padre per l’interessamento avuto nei suoi riguardi, durante il periodo natalizio, per la salute malferma che faceva proprio temere. Adesso dice, “posso pronunciare il ‘Nunc dimittis’ dopo tale grande soddisfazione spirituale. Un ringraziamento profondo ha per oggetto la Protettorìa che il Sommo Pontefice si è degnato concedere alla Piccola Opera e, come segno di amore riconoscente e devoto, viene consegnata al Santo Padre, per mano dello scultore Narciso Càssino, un esemplare della grande statua della Madonna di Tortona, in formato ridotto, alta 65 cm. in bronzo dorato. Sul basamento del modellino una targa reca la dedica: «A S. S. Giovanni XXIII con devoto e rico­no­scente amore».[24]

Il Santo Padre gradì il dono e fece collocare la Madonnina sul grande tavolo della Sua biblioteca privata. La grande statua della Madonna della Guardia di Tortona gli era rimasta nel cuore.
Quando, ancora Don Pensa, il 7 luglio 1959, chiese al Pontefice di essere “presente” nella festa della Madonna della Guardia del vicino 29 agosto, con la benedizione della statua già installata sulla torre e con un suo breve messaggio, il Santo Padre rispose affermativamente dopo soli due giorni, e cioè il 9 luglio: “Con la devota lettera del 7 corr. mese – scrive l’Ecc.mo Sostituto Mons. Dell’Acqua – la Signoria Vostra chiedeva che il Santo Padre volesse illuminare, via radio, la statua della Madonna, che sarà inaugurata al Santuario di Tortona, il 29 agosto p.v., trasmettendo anche un breve Messaggio. Sono in dovere di comunicare alla S.V. che l’Augusto Pontefice Si è benevolmente compiaciuto di accogliere la pia istanza…”[25]

E si venne al 28 agosto 1959. Nell’oscurità della notte, mentre un acuto sibilo penetra l’aria, la statua della Madonna, sulla Torre monumentale del santuario, brilla improvvisamente, fra gli applausi prolungati della folla. Poi si fa silenzio per ascoltare le paterne parole del Papa nel suo radiomessaggio: “Con viva letizia e non senza commozione, diletti figli, Noi abbiamo steso la mano sul congegno che ha mirabilmente trasmesso a traverso lo spazio l’energia onde si è illuminata la statua della Madonna. Come non riportarCi, con la memoria, all’anno scorso, quando, in questo stesso 28 agosto, Noi fummo in mezzo a voi col Signor Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, col vostro venerato Arcivescovo-Vescovo Monsignor Egisto Melchiori, col suo solerte Ausiliare ed il Clero diocesano, per partecipare alla solenne festività della Madonna della Guardia? Tale ricordo ci è ancora motivo di intimo compiacimento e ravviva la consolante visione spirituale che voi Ci offrite in questo momento ed in maniera così singolare rendendoCi quasi reale la Nostra presenza in mezzo a voi, osannanti, con voi, alla celeste Regina. Voi avete voluto grande la statua della Madonna e collocata in alto, sovrastante le vostre case e le vostre campagne per rendere omaggio alla santità eccelsa della Madre del Redentore, la quale umile in terra, «è stata esaltata al di sopra dei cori angelici nei regni celesti», e per trarne, insieme, auspicio di protezione. Voi volete la Santissima Vergine in cima ai vostri pensieri e ai vostri affetti, amabile Regina delle anime vostre, guida sicura delle vostre volontà e sostegno dei vostri passi, ispiratrice sublime nell’imitazione di Gesù Cristo, modello di vostra santificazione; e volete, inoltre, che, dall’alto, guardi alle vostre case e protegga le vostre famiglie, suggerisca ai vostri figli desideri di cielo e propositi di purezza, segua maternamente, come auspicava con felice pensiero Don Orione, anche i passi dei frettolosi che non entrano in chiesa, sospinti dagli interessi effimeri di una povera vita, e infine mostri a tutti l’unica cosa necessaria alla salvezza dell’anima: amare Dio con fiducioso abbandono nella sua misericordia e con docilità ai suoi sapienti voleri. Tanto più volentieri, adunque, Noi abbiamo illuminato codesto Simulacro, perché esso vi ricorderà tutte queste cose, riporterà le vostre coscienze ai fervori di così solenne giornata mariana e rimarrà a voi e ai vostri discendenti segnacolo e pegno di celeste protezione…”[26].
Le amabili parole del Santo Padre si conclusero con la benedizione.


Cordialità verso gli Orionini che lavoravano in Vaticano

Racconta un Fratello coadiutore addetto al Centralino telefonico, in Vaticano: “Nel pomeriggio del 17 novembre 1959, mi trovavo con un mio confratello nei Giardini vaticani. Giunti all’ingresso della Radio, troviamo alcuni dipendenti di quell’Ufficio, i quali ci avvertono che il Santo Padre era vicino. Che fare? Cercare l’incontro o allontanarci? Mentre eravamo così titubanti, ecco comparire la bianca figura del Vicario di Gesù Cristo Giovanni XXIII, seguito dal Suo segretario particolare, il Rev.mo Mons. Loris Capovilla. Il Santo Padre si dirige proprio verso di noi, che ci mettiamo in ginocchio: ma Egli ci invita ad alzarci, e ci rivolge parole piene di benevolenza, domandando a ciascuno il luogo di provenienza. Aggiungo: ‘Siamo tutti e due Fratelli dell’Opera di Don Orione e prestiamo servizio al centralino telefonico’. ‘Ah, di Don Orione! – esclama – Nell’agosto scorso sono stato a Tortona…”.
E qui rievoca la sua profonda impressione e commozione provate quel giorno contemplando la grande statua della Madonna e assistendo alla massiccia partecipazione di pellegrini alle celebrazioni, anche la notte. “Ed infine, rivolgendosi ai dipendenti della Radio, conclude: ‘Questi figli di Don Orione si dilatano un po’ da per tutto e fanno un gran bene…’.[27]

Delle attenzioni paterne del Papa verso Confratelli coadiutori riferisce anche il Superiore generale: «Con gesto squisito di paterna benevolenza (…) il Santo Padre Giovanni XXIII ricevette, in consolantissima udienza, nella Sala dei paramenti, i nostri Confratelli Coadiutori, addetti ai Telefoni, Poste e Telegrafi del Vaticano. Sebbene apparisse visibilmente stanco, appena li ebbe scorti, il Vicario di Gesù Cristo si fece loro incontro con indicibile affabilità e interessamento.
“Ci piacerebbe esservi più vicini…”, diceva loro, ad esprimere, con il vivo desiderio di poterli incontrare più spesso, la paterna considerazione per il lavoro umile e nascosto, da essi compiuto all’ombra della rocca Vaticana. Il Superiore Don Di Clemente presentava quindi al Santo Padre i Confratelli secondo i tre distinti servizi svolti – quelli del Centralino Vaticano con abito talare; quelli delle Poste e Telegrafo in borghese – ed esprimeva al Vicario di Gesù Cristo, con tenera commozione, il filiale omaggio di devozione da parte della piccola Comunità e la calda gratitudine per l’onore loro concesso di poter, in qualche modo, servire più da vicino la Santa Sede e il Papa, secondo l’ardente brama del Padre Fondatore Don Orione. Il Santo Padre, intrattenendosi affabilmente, si compiaceva ricordare Don Orione, il suo spirito, le sue opere, richiamando le sempre vive impressioni riportate a Tortona…”.


Tanti gesti paterni

Il 9 giugno 1960 il Postulatore generale Don Roberto Risi, celebrava il suo 60° di sacerdozio. Ebbene, neanche in questa circostanza è mancata la paterna parola del Papa: «Fausta ricorrenza 60° Ordinazione Sacerdotale Don Roberto Risi Augusto Pontefice di gran cuore invia venerando et benemerito Religioso, in auspicio rinnovata effusione elette divine grazie et spirituali conforti, particolare benedizione apostolica che assai volentieri estende intera Congregazione et presenti Messa Giubilare. Cardinale Tardini»[28].

Non si citano le varie visite fatte al Santo Padre da gruppi provenienti dalle opere orionine. Sempre egli dimostrò squisita benevolenza e tenerezza, soprattutto verso i fanciulli, i disabili e gli alunni.

Un capitolo di speciale sollecitudine è quello vissuto dal Sommo Pontefice in occasione dei problemi di salute del Superiore generale, Don Carlo Pensa, conosciuto e tanto stimato quand’era a Venezia. Fin dai primi gravi sintomi del 1958, durante il periodo natalizio, inviò un messaggio personale.
«Dal Vaticano, 27 dicembre 1958. Spiritualmente vicini al tuo corpo infermo, diletto Figlio nel Signore, desideriamo sollevarne lo spirito con i sensi della nostra paterna benevolenza mentre, volgendoci fiduciosamente al Signore, gli presentiamo, con i fervidissimi nostri, i voti di quanti, nella tua Famiglia religiosa e nella santa Chiesa, attendono ancora dal tuo zelo luce di sapienza alle loro anime, sicurezza di guida al loro cammino, e di gran cuore ti impartiamo, pegno dei divini favori che imploriamo copiosi per la materna intercessione della Madonna della Guardia, la confortatrice e propiziatrice nostra Apostolica Bene­di­zione. – JOANNES XXIII»[29].

Il Superiore si riprese quella volta, ma nel 1962 il male sembrò riprendere il sopravvento e le sue condizioni non erano per niente confortanti, anzi preparavano al peggio. Don Pensa offrì le sofferenze e la vita per il Santo Padre e per la Chiesa, specialmente per il felice esito del Concilio e il “Papa buono” inviò, ancora una volta, un Suo messaggio.
“Città del Vaticano, 4 ottobre 1962 – Ore 19,45. Augusto Pontefice paternamente afflitto segue con particolari voti et preghiere decorso malattia diletto Don Carlo Pensa Superiore generale Opera Don Orione et grato offerta sofferenze et vita per Santo Padre et Concilio auspica devoto Servo et fedele nuova pienezza preziose energie mentre di gran cuore invia a sollievo infermità et pegno larga effusione celesti grazie confortatrice Benedizione Apostolica. Cardinale Cicognani”.[30]

Solo due giorni dopo, il Direttore generale, Don Carlo Pensa, tornava alla Casa del Padre. Al dolore di tutti si univa quello del Vicario di Cristo, che faceva arrivare la sua parola di cordoglio e di conforto.
« Città del Vaticano, 6 ottobre 1962 – ore 11,15 Con animo addolorato Santo Padre ha appreso mesta notizia della scomparsa di Don Carlo Pensa Direttore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza ed ama ricordare le elette virtù il fecondo zelante ministero illuminato e sorretto da spirito di evangelica carità e da profonda devozione alla Santa Sede e al Papa secondo gli insegnamenti ed esempi del Fondatore Don Orione sempre da lui rammentati seguiti ed inculcati ai suoi figli spirituali. Sua Santità ha offerto stamane il divino Sacrificio a suffragio della pia anima del Defunto e con fervide preci invoca dal Signore il premio della celeste beatitudine al Servo buono e fedele. In questa ora di cordoglio Augusto Pontefice conforta la diletta Famiglia religiosa di cui est protettore e particolarmente i cari Orionisti che prestano servizio in Vaticano, come altresì i parenti dell’estinto e quanti sono associati nel lutto, inviando a tutti una effusa propiziatrice Benedizione Apostolica. Aggiungo personali vive condoglianze ed assicuro preghiere suffragi. Cardinale Cicognani».[31]

I rapporti paterni e benevoli continuarono. Il nuovo Superiore generale, Don Giuseppe Zambarbieri, con tutti i capitolari e un gruppo di sacerdoti novelli, furono ammessi, il 20 marzo 1963, in udienza privata, nella sala dei Paramenti. Di questo felice incontro faceva menzione L’Osservatore Romano del 22 marzo 1963: «Esprimendo al nuovo Superiore Generale ed ai suoi cooperatori paterne felicitazioni e vivi auguri, l’Augusto Pontefice ha avuto parole di affettuoso ricordo per l’inclito Fondatore ed ha formulato speciali voti per tutte le preziose e sante attività, che la Piccola Opera promuove per il bene di tante anime e a decoro sempre più fulgido della Chiesa di Dio».[32]
A sigillo dell’affetto e della stima verso Don Orione e la sua Piccola Opera, il Sommo Pontefice, sul chiudersi del marzo 1963, aveva posto il Suo «PLACET ANGELO JOSEPH» alla introduzione del Processo Apostolico di Don Orione.[33]


Lo vedremo nella gloria degli altari

Il 3 giugno 1963 Giovanni XXIII lasciava questa terra per il Cielo. Mons. Loris Capovilla, suo Segretario particolare, durante una intervista tracciò le linee comuni della personalità del “Papa buono” e di Don Orione: “La disponibilità alle urgenze dei più poveri, la capacità di captare le voci delle necessità del nostro tempo: mi pare proprio che si possa dire che queste due anime, pur chiamate a servizi diversi, convergessero in questa grande fiamma d’amore”.[34]
Don Giuseppe Zambarbieri, in data 10 giugno 1963, scriveva a tutta la famiglia orionina rievocando i momenti di speciale intimità con il defunto Pontefice, i suoi gesti di bontà che facevano sentire tutta la predilezione sua verso l’umile famiglia orionina. Tra l’altro, diceva Don Zam­bar­bieri: “Come ci consola, intanto, la certezza che vedremo il nostro Santo Padre nella gloria degli altari, (è stato profeta, in questo,) e quanta forza ci viene dalla speranza che continuerà ad essere, così e sempre più validamente, nostro Protettore!...".[35]


NOTE
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[1] Lettera inviata a tutta la Congregazione con la quale comunicava la scomparsa del Santo Padre Giovanni XXIII, in Bollettino La Piccola Opera della Divina Provvidenza (sarà citato PODP), 1.6.1963, p. 111.

[2] Per la ricorrenza della festa di San Girolamo Emiliani, il Patriarca si trovava all’Istituto “Artigianelli”, dove si era logorato nel lavoro il venerato Don Sterpi. PODP, n.8 agosto 1959, p.111.

[3] PODP, n. 8 agosto 1959, p. 114.

[4] Ibidem. Il Bollettino La Madonna della Guardia, Tortona, 1958, n. 10, p. 4 (sarà citato MdG), fornisce altre notizie dell’importante avvenimento. Erano presenti gli Em.mi Card. Siri, Card. Roncalli, gli Ecc.mi Arcivescovo di Tortona Mons. Melchiori, l’Ausiliare Mons. Angeleri e il vescovo di Bobbio Ecc.mo Mons. Zuccarino.

[5] La grande statua ottenuta dalla fusione delle “pignatte rotte” raccolte, anzi questuate da Don Orione, eseguita dallo scultore Narciso Càssino.

[6] PODP, n. 10, ottobre 1958, p. 126. Pio XII accompagnò l’impulso di accensione dal Vaticano con un suo Messaggio mariano e con la benedizione, via radio, a tutti i convenuti; cfr. MdG 1958, n.12, p. 2.

[7] Il ricordo è di Fr. Giai Baudissart, in MdG 1958, n.12, p. 5.

[8] MdG 1958, n.10, p. 6.[9] PODP, n. 8, agosto 1959 p. 115.

[10] Il Patriarca di Venezia quel giorno apparve sorpreso ed entusiasta di quel trionfo di devozione mariana che pose subito dopo quello visto a Lourdes, il 25 marzo dello stesso anno, in occasione dell’inaugurazione della Basilica sotterranea San Pio X. Il ricordo delle Feste della Madonna della Guardia restarono così impresse nell’animo del Card. Roncalli che ne parlò nel radiomessaggio ai veneziani del 21 Novembre per la festa della Madonna della Salute, annoverandole tra le più belle dimostrazioni di fede mariana cui aveva assistito recentemente. Cfr. MdG 1958, n.12, p. 5.

[11] PODP, 12 dicembre 1958, p. 141.

[12] Ibidem.

[13] Secondo la normativa canonica l’ufficio di “Protettore” delle Congregazioni di diritto pontificio era normalmente esercitato da un Cardinale.

[14] PODP, marzo 1959, p. 25.

[15] Loris Capovilla, Don Orione e il Papa, riportato in G. De Luca, Elogio di don Orione, con altri scritti e commenti su di lui, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1999, pp.138-139. È il testo del suo discorso tenuto a Roma, il 25 marzo 1960, da Mons. Capovilla nella sala Orione di Roma, presenti 15 cardinali, ministri, prelati, sacerdoti e autorità di ogni ordine. Evidentemente, i particolari se li era fatti raccontare da Giovanni XXIII stesso preparando il discorso, infatti poi aggiunse: “A distanza di 40 anni, il sacerdote bergamasco divenuto Papa non rammentava il tema di quel prolungato colloquio, ma l’emozione di quel giorno gli era rimasta accesa nel cuore e negli occhi”. Dell’episodio, Mons. Capovilla parlò anche a Fano, il 2 12.1972; cfr. AA.VV., Don Orione nel centenario della nascita: 1872-1972, Ed. PODP, Roma 1975, p. 355.

[16] Loris Capovilla, Don Orione e il Papa, o.c., p. 140.

[17] Ex comunista inglese convertito, autore della biografia di Don Orione dal titolo God’s Bandit, Ed. Peter Davies, London 1957; Il bandito di Dio, Ed. Paoline, Bari 1960.

[18] PODP, giugno 1963, p. 105.

[19] PODP, marzo 1961 p. 43.

[20] PODP, ottobre 1961, p. 105.

[21] PODP, agosto 1960, p. 115.

[22] PODP, maggio 1959, p. 59. Il sacerdote cui fa riferimento è l’orionino Don Sebastiano Plutino.

[23] PODP, dicembre 1959, p. 154.

[24] PODP, luglio 1959, pp. 96-97; MdG 1959, n. 7, pp. 4-6.

[25] PODP, agosto 1959, p. 17.

[26] PODP, Settembre 1959, p. 23.

[27] PODP, Gennaio 1959, pp. 3-4.

[28] PODP, giugno 1960 p. 82.

[29] PODP, gennaio 1959, p. 3.

[30] PODP, ottobre 1962, p. 199.

[31] Ibidem.

[32] PODP, aprile 1963, p. 0.

[33] PODP, giugno 1963, p. 112.

[34] PODP, gennaio1969, p. 8.

[35] PODP, giugno 1963, p. 114.

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