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Messaggi Don Orione
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Nella foto: Padre Giovanni Semeria e Don Benedetto Galbiati nella Baita di Macugnaga
Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Flavio Peloso, “Come ad una zattera”. Don Orione e Padre Semeria, in “Don Orione Oggi”, marzo 1996, 12-13.

Don Orione fu vicino a Padre Semeria in un momento difficile.

Padre Giovanni Semeria è ricordato nei testi della storia del cattolicesimo italiano per essere stato celebre oratore ed erudito scrittore. E, forse ancor più, per i suoi problemi con l’autorità ecclesiastica al tempo del modernismo.

Uomo di cultura vivace ed attivo, egli fu promotore a Genova di varie iniziative di studio e divulgazione della storia e del pensiero cristiano. Fu protagonista aperto ed esuberante di idee e di rinnovamento sociale che facevano capo alla Democrazia Cristiana. Accusato di modernismo, iniziò per lui un periodo inquieto e travagliato che lo portò ad una grave crisi spirituale ed umana.

Sempre sensibilissimo al bene, trovò in Don Orione un amico intransigente nell’ortodossia cattolica e, nel contempo, tenerissimo compagno nei propositi e progetti di bene. Il rapporto di questi due grandi personaggi del cattolicesimo italiano del primo ‘900 è ben documentato nello studio di A. Lanza Don Orione e Padre Semeria. Una lunga e fraterna amicizia”.[1]

“Ha del sorprendente come queste due grandi Anime si siano comprese, stimate ed amate vicendevolmente” - scrive il Lanza in una valutazione riassuntiva del suo libro.

Forse fu più facile per Padre Semeria riconoscere in Don Orione, al di fuori di ogni polemica dottrinale o politica, l’uomo della carità. A Don Orione invece, per conservare intatta e sincera la stima del Padre, qualche volta fu necessario fare astrazione da come ne veniva allora interpretato il pensiero. Non deponevano a favore di Padre Semeria i sospetti, o, almeno, le perplessità dei tre Papi che si succedettero nella cattedra di San Pietro dopo il sorgere del modernismo; né la polemica tenace condotta contro di lui da membri del clero secolare, né la freddezza di eminenti suoi confratelli che non lo compresero.

Don Orione — che fu, sempre e in tutto, fedelissimo alle direttive pontificie — seppe invece far passare in seconda linea i giudizi negativi sul Padre affidandosi all’argomento vincente della carità: “Dio è amore e chi sta nell’amore, dimora in Dio”.

Per questo non solo lo comprese, ma ne difese apertamente la figura e l’opera. Criticato per aver firmato l’invito alla commemorazione funebre del Padre, di fronte al Vescovo che gli rimproverava l’imprudenza, non cercò scuse appellandosi all’emozione del momento o ad altro, ma rivendicò al suo atto la dignità di un dovere. Asserendo con una certa fierezza, — lui, così obbediente e ossequiente al suo Vescovo! — di esser “pronto a dare ragione” dell’invito a commemorare solennemente Padre Semeria, si palesò, nell’ambiente ecclesiastico di allora, uno dei pochi che non solo ne compresero la complessa personalità, ma lo stimarono e sinceramente l’amarono.[2]  

Anche lo storico Lorenzo Bedeschi, nel suo "Il Modernismo italiano" (San Paolo, 199, p.162) dedica alcuni preziosi accenni alla vicinanza fraterna dell’”amico Don Orione” nei confronti di Padre Semeria, specialmente nei momenti critici in cui alle difficoltà con l’autorità ecclesiastica s’era aggiunta la depressione psichica.

Nel Natale 1915, Padre Semeria era stato ricoverato d’urgenza a Vevey, in Svizzera, per gravissima crisi di psicastenia. Scrive Bedeschi: “Giungeva, due settimane dopo, il confratello barnabita padre Luigi Manzini che in un rapporto precisava: “Padre Semeria... ha il sonno turbato da incubi e fantasmi”.

Pur in quella condizione così triste si era fatta viva l’autorità vaticana per sollecitare una risposta scritta riguardo a una serie di passaggi del suo pensiero ritenuti sospetti. A ritirare la richiesta andava fortunatamente don Orione, a cui sette anni prima, durante la privazione della parola da parte dell’autorità ecclesiastica, egli si era aggrappato come ad una zattera perché lo tenesse con sé fra i terremotati calabresi: “Io ho bisogno d’essere occupato — gli aveva scritto — altrimenti faccio qualche sproposito morale e fisico”.[3]

A confermare l’azione fraterna e discreta di Don Orione è anche una testimonianza di mons. Franco Costa. [4]

So che Don Orione era amico di Padre Semeria, di cui certo ammirava l'ingegno e la carità, e so che era da Padre Semeria amatissimo. Quanto a questione di modernismo ricordo con grande chiarezza questo episodio, raccontatomi da Don Orione, il quale aggiunse che era la prima volta che raccontava il fatto, non ritenendosi più legato al segreto, dati i lunghi anni intercorsi dalla morte delle persone ricordate nell'episodio.
Padre Semeria era in Svizzera, sofferente in seguito alla guerra per grave esaurimento nervoso. Benedetto XV chiamò Don Orione, gli disse sotto segreto che il Cardinale addetto al Santo Uffizio, mi pare fosse De Lai, gli aveva proposto di condannare alcune espressioni di Padre Semeria. Gli disse che non si sentiva di chiamare a Roma, per avere spiegazioni su di esse, l'accusato Padre Semeria, date le sue condizioni di salute, invitò Don Orione a recarsi in Svizzera dal dotto Barnabita, di restare qualche tempo con lui a, confortarlo nella sua sofferenza ed intanto approfittare dell'incontro per far cadere il discorso sui punti di accusa ed ascoltare le dichiarazioni che su di essi avrebbe fatto Padre Semeria, dando ordine a Don Orione di riferire direttamente e solo a lui.
Don Orione si recò in Svizzera, parlò con Padre Semeria, il quale si rese subito conto che Don Orione era mandato da lui con incarico speciale. Volle scrivere lui stesso le risposte per il Santo Padre, che Don Orione portò subito al Papa. Benedetto XV le trovò esaurienti e disse che Padre Semeria era un buon sacerdote cattolico. Mi aggiunse Don Orione che, tornato in udienza dal Papa dopo qualche mese, questi gli aveva detto che il Cardinale del Santo Uffizio aveva fatto nuove insistenze per la condanna, portando anzi al Papa un decreto già preparato. Il Papa ritirò il decreto e disse che la pratica era chiusa, e dovette farlo con tono fermo perché il Papa conchiuse dicendo a Don Orione: «Stia certo che il Cardinale non ne parlerà più»".

Sappiamo da altre fonti che Don Orione, dopo la visita a Padre Giovanni Semeria, a Vevey, il 9-10 febbraio 2016, si recò a Roma, già il 19 febbraio, a riferire e perorarne la causa. Conferì certamente con Benedetto XV. Due giorni dopo (21 febbraio) il card. Gasparri – pensiamo in seguito alla relazione fatta da Don Orione – scrisse a Mons. Marchetti Selvaggiani che il Papa aveva ricevuto la lettera del Padre e s’era “degnato di confermare la sua paterna benevolenza” al religioso in esilio.[5]

 


[1] Don Orione e Padre Semeria. Una lunga e fraterna amicizia in Aa.Vv., Don Orione negli anni del Modernismo, Jaca Book, Milano, 2002, 123-222.

[2] Cfr Scritti Don Orione 76, 75; Lanza, cit., 219-222.

[3] Bedeschi, cit., 164

[4] Testimonianza riportata in Positio 632-633.  Mons. Franco Costa (1904-1977), giovane e vivace studente di Genova, attivo nella FUCI, si laureò in giurisprudenza. Con Mons. Giovambattista Montini conobbe Don Orione nel 1925 a Genova. Questi divenne amico di famiglia e alla mamma, Maria, preoccupata per la gracile salute del figlio assicurò che non solo sarebbe diventato sacerdote, ma anche vescovo. Così fu: sacerdote nel 1931 e vescovo di Crema nel 1963. Mons. Costa divenne l’Assistente generale dell’Azione Cattolica e della FUCI. Mai perse occasione di dichiarare la sua devozione e ammirazione verso Don Orione. Nella sua testimonianza al Processo di canonizzazione di Don Orione, troviamo questa notizia riguardante Padre Giovanni Semeria (Positio 632-633).

[5] Archivio Don Orione, cart. Semeria; Lanza, cit., p.183-184.

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