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Messaggi Don Orione
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Nella foto: Benedetto XVI al Centro Don Orione di Roma - Monte Mario, 24.6.2010.

Il Superiore generale ricorda la benevolenza di Benedetto XVI verso la Famiglia Orionina.

GRAZIE BENEDETTO XVI

La conclusione del servizio petrino di Benedetto XVI.

Eventi e motivi di riconoscenza della Congregazione.

 

Don Flavio Peloso

 

Il 28 febbraio, alle ore 20, Papa Benedetto XVI termina il suo servizio di successore di Pietro come Vescovo di Roma e dunque anche come Pontefice. Era iniziato alle ore 17 del 19 aprile 2005.

La notizia ha suscitato in me e in tutta la cristianità una grande commozione. Prima di ogni commento, è venuta spontanea e doverosa la preghiera e il ringraziamento a Dio per questo inestimabile dono della presenza e del servizio di Papa Benedetto XVI, "umile lavoratore nella vigna del Signore".

In queste dimissioni, atto imprevisto e inusuale da 7 secoli, c’è un’espressione radicale della sua grande umiltà e del suo senso di responsabilità, un atto di amore e di interesse per la Chiesa.

 

Non un rifiuto ma un’offerta

L'annuncio in latino è stato dato da Benedetto XVI al Concistoro dei Cardinali, l’11 febbraio, e poi al popolo di Dio durante l’udienza generale del 13 febbraio.

"Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino", ha detto il Papa, e pertanto "Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005".

Benedetto XVI ha offerto la sua rinuncia come un libero e personale atto di amore alla Chiesa. L'ingravescente aetate – l’età che diventa sempre più pesante - è stata alla base di questa decisione di offrire la sua rinuncia.

L'ascoltai più volte, durante il tempo in cui gli fui vicino alla Congregazione per la Dottrina della Fede (1987-1992), esprimere la sua personale opinione della possibilità/convenienza delle dimissioni del Papa quando le condizioni personali non fossero tali da poter esercitare con sufficiente efficienza e responsabilità il suo ministero. Allora, certo non pensava né a Giovanni Paolo II, che stava bene, e tanto meno a Benedetto XVI.

Incontrai Benedetto XVI il 19 gennaio scorso, in occasione dell’udienza a Cor Unum, e poi gli fui vicino nella celebrazione per la Giornata della Vita Consacrata, il 2 febbraio; devo dire che mi parve particolarmente dimagrito e invecchiato, sorretto energicamente nel fare gli scalini.

Papa Wojtyla aveva dato con coraggio ammirevole la sua testimonianza di fede nella sofferenza della malattia. Papa Ratzinger con umile coraggio ha dato la testimonianza dell'assunzione dei limiti della vecchiaia e di amore al ministero per il quale non si sentiva più adeguato.


Il saluto e il grazie della Famiglia Orionina

Nella lettera inviata a Benedetto XVI, subito dopo l’annuncio delle sue dimissioni, ho scritto a nome di tutta la Famiglia Orionina:In questo momento in cui si accinge a passare il timone della barca della Chiesa in altre mani, possa esserLe di conforto la stima, la preghiera e l’impegno di tanti cristiani e dei figli e figlie di Don Orione sparsi nel mondo ma uniti nel vincolo di devozione e di speciale fedeltà professato con un quarto voto”.

È stata particolarmente corale e intensa la manifestazione di devozione a Benedetto XVI nel momento della conclusione del suo pontificato di 7 anni e 10 mesi. Preghiere e offerte penitenziali e di carità sono state fatte in ciascuna comunità in segno di comunione con Benedetto XVI.

Il Superiore generale ha guidato una rappresentanza di 500 Orionini all’ultima udienza, in Piazza San Pietro, il 27 febbraio 2013. I testo dell’ ultimo discorso è tutto da leggere per capire il cuore di Benedetto XVI e le ragioni del suo gesto di rinuncia al pontificato. Tutti in piedi per un lungo, commosso e interminabile applauso al termine delle sue parole. Sono state le sue ultime parole come Papa. Merita riascoltarle e rivederle per cogliere a pieno negli sguardi, nei gesti, nel dialogo con la grande folla presente, fatto di applausi e di silenzi, il rapporto cuore a cuore, confidenziale e solenne, di Benedetto XVI con il popolo cristiano in un momento tanto importante.

All’udienza, mi trovavo ai pedi del palco del Papa, consapevole di partecipare a un grande evento; il mio sguardo passava continuamente dal Papa, lì a 20 metri, alla folla che rappresentava tutta la cristianità. "Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – ha detto Benedetto XVI - non un’organizzazione, un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti".  È il senso mistico di Chiesa a cui ci ha educato Don Orione.

Il 28 ottobre pomeriggio, l’elicottero che trasportava a Castel Gandolfo Benedetto XVI ha sorvolato la Curia generale; sul terrazzo si trovava il Superiore generale e altri Confratelli. Quello è stato l’ultimo saluto al Papa.

Giunto a Castel Gandolfo, alle 17.30 del 28 febbraio, Benedetto XVI ha rivolto le sue ultime parole da Papa ai fedeli che l'aspettavano.
Grazie! Grazie a voi!
Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto. Voi sapete che questo mio giorno è diverso da quelli precedenti; non sono più Sommo Pontefice della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarò ancora, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia Benedizione. Ci benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Grazie, buona notte! Grazie a voi tutti!

Dal 28 febbraio, Benedetto XVI non è più Papa ma certo continuerà ad essere “Padre”. E sarà sempre Benedetto XVI.
Papa significa padre. Il Papa è il Padre spirituale e morale di tutti”, come ricordava Don Orione.
Sarà un Padre che non lavora, ma che prega, ama, dà buoni consigli e avrà lui bisogno di aiuto.

Alla morte di Pio XI, nel 1939, Don Orione scrisse “Noi non guardiamo se è Papa l’uno o l’altro, né il nome che ha, né il suo passato, no: si chiami Leone o Pio o Benedetto, poco conta”.
L’atteggiamento dell’Orionino è quello della fede, sull’esempio di San Luigi Orione: “L’altro ieri era Leone XIII, ieri era Pio X, oggi è Benedetto XV. Amici, per noi non ci deve essere differenza, è sempre il Papa che vediamo, è sempre il Papa che amiamo, è sempre il Papa a cui dobbiamo tutta la nostra venerazione, tutta la nostra obbedienza di discepoli e di figli”.

 

Motivi di riconoscenza personale

Quanti pensieri, sentimenti e ricordi si intrecciano nella memoria.
Ricordo quei benedetti cinque anni trascorsi alla Congregazione della Dottrina della Fede,  illuminati e vivificati dalla Sua presenza come Prefetto. Ricordo tante Sue parole e gesti, durante i congressi settimanali come durante la pausa caffè, che costituiscono per me un patrimonio di umanità e di fede.

Anche in questi anni del Pontificato, mi ha sempre commosso il suo ricordo personale e il delicato interessamento riandando agli anni trascorsi con Lui e ringraziava.
Ebbi modo di incontrarlo varie volte in occasione delle udienze legate alla nostra festa del Papa:  28 giugno 2006, 27 giugno 2007, 22 giugno 2011. Due volte lo incontrai in occasione delle udienze all’Unione Superiori generali: 22 maggio 2006,  26 novembre 2010. Altri incontri sono stati nel contesto del Pontificio Consiglio Cor Unum: 1° marzo 2007, 1° dicembre 2007, 29 febbraio 2008, 13 novembre 2009 . 11 novembre 2011,  19 gennaio 2013. Fui vicino a Papa Benedetto XVI, infine, nell’ultima sua celebrazione per la Festa della Vita Consacrata del 2 febbraio 2013.

 

Come Famiglia Orionina abbiamo tanti motivi di riconoscenza.

Il Card. Joseph Ratzinger ebbe Il primo vero contatto con la Congregazione orionina con la visita al Centro per orfani e disabili di Roma - Monte Mario, in occasione della festa di Don Orione, il 12 marzo 1987. Si celebrava anche la “Giornata della vita”. Da lì, Ratzinger lanciò il messaggio e la sfida di civiltà contenuti nell'Istruzione “Donum vitae ” sul rispetto della vita, da lui firmata pochi giorni prima. Ricordo bene quella Messa, con il presbiterio accerchiato da carrozzelle di disabili e da giornalisti accorsi per l'occasione. Io mi dicevo: Ecco, questa è l'opera di Don Orione, dare sostanza di carità alla verità annunciata dal Papa e dai Pastori della Chiesa.

Nella rivista Don Orione oggi si legge “Dopo il solenne rito, il card. Ratzinger ha accentato di fermarsi con i giovani handicappati per una cena che è riuscita soprattutto una manifestazione di amore alla Santa Chiesa e al Papa, che egli così bene rappresentava. La dolce figura del cardinal Giuseppe Ratzinger richiamava straordinariamente quella del ‘dolce Cristo in terra’. Canti musiche e poesie hanno fatto da contorno alla simpatica assemblea. Il cardinale Ratzinger espresse alla fine per i presenti e per tutta l’Opera di Don Orione gli auguri più fervidi di fecondo cammino nello spirito del Fondatore e per il conseguimento del regno di Cristo nella società”.

“Dio benedica questo luogo e tutti coloro che lo visitano e lo abitano”, scrisse il Card. Joseph Ratzinger in visita al santuario dell’Incoronata di Foggia, il 22 ottobre 1985. Dopo la conferenza tenuta il giorno precedente nella Cattedrale di Foggia, il Cardinale visitò il Santuario accompagnato dal vescovo di Foggia, Mons. Salvatore Giorgi, e dal suo segretario Mons. Joseph Clemens, intrattenendosi amabilmente con i confratelli e i piccoli seminaristi.

Un ulteriore elemento di contatto con la Famiglia orionina è stato il fatto che due Orionini, prima io (dal 1987 al 1992) e poi don Alessandro Belano (dal 1993 fino al 2005) siamo stati suoi collaboratori nella Congregazione per la Dottrina della Fede, di cui il card. Ratzinger era Prefetto.

Ratzinger – Benedetto XVI conosce discretamente e ammira San Luigi Orione in quanto “santo della carità” e anche per il suo ruolo nelle vicende della Chiesa. Ricordo che apprezzò molto il libro “ Don Orione negli anni del modernismo ” per l'equilibrio del nostro Santo tra fermezza papalina e carità verso chi era in difficoltà con la Chiesa.

Poi, da Papa, direi che la conoscenza di Don Orione e della Famiglia Orionina è cresciuta ancora di più.

Non potremo dimenticare quando Benedetto XVI, eletto Papa da soli due mesi, fu con noi, nella sala Paolo VI, per la Festa del Papa del 28 giugno 2005. Fu  amabilissimo e generoso di tempo e di attenzioni. Rivolse un bel discorso caloroso, paterno e ricco di contenuti.

Ci fece la sorpresa di citare San Luigi Orione nella sua enciclica Deus Caritas est, al n. 40, come rappresentativo dei santi della carità sociale del ‘900.

In occasione della Festa del Papa del 2008, il 25 giugno, fu Benedetto XVI a benedire la statua di San Luigi Orione posta in una nicchia della basilica di San Pietro, il 25 giugno 2008.

In vista del 13° Capitolo generale del 2010, ci scrisse in autografo la frase di Don Orione “Solo la carità salverà il mondo, slogan e convinzione di Don Orione ed emblematico anche del pensiero di Papa Benedetto XVI.

Ricorderemo soprattutto la sua gioiosa e luminosa visita a Centro di Monte Mario per la benedizione della Madonnina e per l'incontro con i Padri Capitolari, il 24 giugno 2010. Ci lasciò uno splendido discorso che costituisce la sua eredità alla Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Molti  pensieri, sentimenti e ricordi si intrecciano nella memoria e confluiscono a formare il contenuto della riconoscenza della Famiglia Orionina verso Papa  Benedetto XVI che, nel momento in cui ha passato il timone della barca della Chiesa in altre mani, si trasforma in preghiera ed impegno di fedeltà nell’amore alla Chiesa che Egli ha tanto amato.

 

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LE PAROLE DI BENEDETTO XVI

ALLA PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA

 

 

La “Festa del Papa” del 28 giugno 2005

“Tanti cuori attorno al Papa, messaggero di pace”

Sono state oltre 8.000 le persone provenienti soprattutto dagli ambienti orionini che si sono radunate per celebrare la “festa di San Pietro – festa del Papa” nell’Aula Paolo VI. Benedetto XVI, eletto Papa da soli due mesi, fu amabilissimo e generoso di tempo e di attenzioni.

Tutti l’abbiamo potuto ammirare, al termine della manifestazione, quando rompendo ogni protocollo, si è rivolto con gioia ai bambini presenti, ai disabili, all’orchestra e a tutti coloro che lo hanno potuto incontrare da vicino. La sua gioia si è comunicata a tutti noi presenti in Aula e che lo incontravamo per la prima volta.

C’era stata la lettura del testo di Don Orione che inizia con l’invito “Dobbiamo palpitare e far palpitare migliaia e milioni di cuori attorno al cuore del Papa. Dobbiamo portare a Lui specialmente i piccoli e le classi degli umili lavoratori; portare al Papa i poveri, gli afflitti, i reietti, che sono i più cari a Cristo e i veri tesori della Chiesa di Gesù Cristo”. È seguito l’indirizzo di saluto del superiore generale, Don Flavio Peloso. Infine l’atteso discorso del Papa.

Cari fratelli e sorelle!

Con grande piacere vi incontro, alla vigilia della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e vi saluto tutti cordialmente. E grazie per la vostra cordialità. Saluto, in primo luogo, i Signori Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, le autorità e le varie personalità presenti. Saluto in particolare Don Flavio Peloso, che era in un tempo, per alcuni anni, collaboratore mio alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e adesso Superiore Generale dei Figli della Divina Provvidenza, e Suor Maria Irene Bizzotto, Madre Generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità, insieme ai rappresentanti dell'Istituto Secolare e del Movimento Laicale Orionino, che insieme formano la Famiglia orionina, promotrice di questa manifestazione voluta in anni lontani dallo stesso Fondatore, san Luigi Orione, il quale affermava, e lo abbiamo sentito dalla bocca del Superiore generale: " La festa di san Pietro è la festa del Papa " ( Lettere II, 488). Saluto, poi, il Signor Ernesto Olivero, Fondatore del SERMIG-Arsenale della Pace, il Dottor Guido Bertolaso, Capo del Dipartimento della Protezione Civile Italiana, e quanti, anche attraverso la televisione, si uniscono a questa testimonianza di devozione filiale verso il Pastore della Chiesa di Roma chiamato, come ha detto sant'Ignazio di Antiochia, a " presiedere alla carità " ( Lettera ai Romani 1,1).

Cari amici, questa sera avete dato vita ad una singolare "Festa del Papa" per portare, come diceva don Orione, "tanti cuori attorno al cuore del Papa" e rinnovare così il vostro atto di fede e di amore verso colui che la Divina Provvidenza ha voluto quale Vicario di Cristo sulla terra. Insieme al saluto di Don Flavio Peloso, che ringrazio cordialmente, ho poc'anzi ascoltato con viva attenzione le parole di san Luigi Orione. Egli parla con vibrante affetto della persona del Papa, riconoscendone il ruolo non solo in seno alla Chiesa ma anche al servizio dell'intera famiglia umana.

" Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa " ( Mt 16,18). Con queste parole Gesù si rivolge a Pietro dopo la sua professione di fede. È lo stesso discepolo che poi lo rinnegherà. Perché allora viene definito "roccia"? Non certo per la sua personale solidità. "Roccia" è piuttosto nomen officii : cioè titolo non di merito, ma di servizio, che definisce una chiamata e un incarico di origine divina, cui nessuno è abilitato semplicemente in virtù del proprio carattere e delle proprie forze. Pietro, che titubante affonda nelle acque del Lago di Tiberiade, diventa la roccia su cui il divin Maestro poggia la sua Chiesa.

È questa la fede che voi volete riaffermare rinnovando la vostra adesione al Successore di Pietro. Sono certo che anche questa gioiosa e multiforme manifestazione artistica e spirituale, che vi ha visto confluire da varie nazioni del mondo, vi aiuterà a crescere nell'amore e nella fedeltà alla Chiesa e nella docile obbedienza ai suoi Pastori, seguendo gli insegnamenti e l'esempio del vostro santo Fondatore. Il Papa vi è grato per le vostre preghiere - e ne ha bisogno -; è grato per il vostro affetto e vi esprime apprezzamento per le tante imprese di bene che in Italia e nel mondo andate svolgendo con spirito ecclesiale. " Opere di carità ci vogliono – affermava san Luigi Orione – esse sono la migliore apologia della fede cattolica " ( Scritti 4, 280). Esse infatti traducono, e in qualche modo rivelano, nella storia umana, la grazia della salvezza, della quale la Chiesa è sacramento e rendono visibile e toccabile questa grazia e la presenza del Signore nella carità dei suoi.

Questa sera avete voluto mettere al centro dell'attenzione un particolare aspetto del ministero del Successore di Pietro, cioè quello di essere "messaggero di pace". È un compito specifico che si riallaccia alla consegna di Gesù ai suoi Apostoli nel Cenacolo, dove ha detto, " Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi " ( Gv 14,27). L'impegno della Chiesa per la pace è innanzitutto di natura spirituale. Consiste nell'indicare presente Gesù, il Risorto, Principe della pace, e nell'educare alla fede, dalle cui sorgenti scaturiscono feconde energie di pace e di riconciliazione. Dobbiamo rendere grazie a Dio per i pensieri e per le opere di pace che le Comunità cristiane, gli Istituti religiosi e le Associazioni di volontariato sviluppano con tanta vitalità in ogni parte del mondo. Come non profittare della vostra presenza per rendere omaggio ai tanti silenziosi "costruttori di pace" che, attraverso la loro testimonianza e il loro sacrificio, si adoperano per promuovere il dialogo fra gli uomini, per superare ogni forma di conflitto e di divisione, per fare della nostra terra una patria di pace e di fraternità per tutti gli uomini? " Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio " ( Mt 5,9), ha detto il Signore nel Sermone della Montagna. Quanto attuale e necessaria è questa beatitudine!

      Continuate, cari amici, ciascuno nel proprio campo e secondo le proprie possibilità, ad offrire la vostra collaborazione per la salvaguardia della dignità di ogni uomo, per la difesa della vita umana e al servizio di una decisa azione di autentica pace in ogni ambito sociale. Rivolgo questo invito specialmente a voi, cari giovani, che vedo numerosi. Grazie per il vostro impegno e per il vostro zelo. Amava ripetere l'amato mio predecessore Giovanni Paolo II, del quale proprio oggi, in questo momento, inizia nella Basilica di San Giovanni il processo di beatificazione, che voi giovani siete la speranza e il futuro della Chiesa e dell'umanità. Nel cuore di ciascuno cresca pertanto sempre più la volontà di dar vita a un mondo di vera e stabile pace.

      Affido questi auspici all'intercessione di san Luigi Orione e soprattutto della Vergine Maria, Regina della pace. Sia Lei a benedire e confortare gli sforzi generosi di quanti si dedicano senza risparmio all'edificazione della pace sui saldi pilastri della verità, della giustizia, della libertà e dell'amore. Accompagno questi voti con l'assicurazione di uno speciale ricordo nella preghiera, mentre di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

 

 

DON ORIONE IN “DEUS CARITAS EST

Papa Benedetto XVI inserì il ricordo di San Luigi Orione nella sua Enciclica Deus Caritas est, al n. 40, pubblicata il 25 gennaio 2006.

Vi si legge: “Figure di Santi come Francesco d'Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de' Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta — per fare solo alcuni nomi — rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà. I santi sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore”.

 

RICORDO DI DON ORIONE

NELLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

XII Giornata della Vita Consacrata, 2 febbraio 2008

 

Ancora una volta, Papa Benedetto XVI cita Don Orione nel suo discorso per la Festa della Vita Consacrata celebrata nella Basilica di San Pietro il 2 febbraio 2008.  

“Seguire Cristo senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, ha dunque costituito lungo i secoli la norma ultima e suprema della vita religiosa (cfr Perfectae caritatis, 2). San Benedetto, nella sua Regola, rimanda alla Scrittura quale "norma rettissima per la vita dell’uomo" (n. 73,2-5). San Domenico "dovunque si manifestava come un uomo evangelico, nelle parole come nelle opere" (Libellus, 104: in P. Lippini, San Domenico visto dai suoi contemporanei, Ed. Studio Dom., Bologna, 1982, 110) e tali voleva che fossero anche i suoi frati predicatori, "uomini evangelici" (Prime Costituzioni o Consuetudines, 31). Santa Chiara d’Assisi ricalca appieno l’esperienza di Francesco: "La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle povere – scrive – è questo: osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo" (Regola, I, 1-2: FF 2750). San Vincenzo Pallotti afferma: "La regola fondamentale della nostra minima Congregazione è la vita di nostro Signore Gesù Cristo per imitarla con tutta la perfezione possibile" (cfr Opere complete, II, 541-546; VIII, 63, 67, 253, 254, 466). E San Luigi Orione scrive: "Nostra prima Regola e vita sia di osservare, in umiltà grande e amore dolcissimo e affocato di Dio, il Santo Vangelo" (Lettere di Don Orione, Roma 1969, vol. II, 278).

 

LA BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SAN LUIGI ORIONE

COLLOCATA NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

Città del Vaticano, 25 giugno 2008

Nella mattinata del 25 giugno 2008, prima dell’udienza generale, Benedetto XVI ha benedetto la statua di San Luigi Orione in Vaticano, alla presenza di numeroso popolo orionino. La statua è opera dello scultore Alessandro Romano e costituisce l’ultimo atto dei festeggiamenti per la canonizzazione del Santo fondatore, avvenuta il 16 maggio 2004.

Durante l'udienza il Papa ha detto: "Con grande affetto saluto ora il folto gruppo della Famiglia Orionina, gioiosamente radunata attorno al Vicario di Cristo per celebrare la festa del Papa. L'inaugurazione della statua del vostro Fondatore costituisca, per tutti i suoi figli spirituali, un rinnovato stimolo a proseguire sul cammino tracciato da san Luigi Orione specialmente per portare al Successore di Pietro – come diceva lui stesso – "i piccoli, le classi umili, i poveri operai e i reietti della vita che sono i più cari a Cristo e i veri tesori della Chiesa di Gesù Cristo".

 

AUTOGRAFO DEL MOTTO

SOLO LA CARITÀ SALVERÀ IL MONDO

Nell’aprile 2009, si stava preparando il Capitolo generale, da celebrarsi nel successivo anno. Venne il desiderio di chiedere al Papa stesso, Benedetto XVI, di scrivere e consegnare in autografo quel motto di Don Orione che costituiva anche il tema del Capitolo 13°. Subito acconsentì e ci inviò l’autografo con la frase di Don Orione “Solo la carità salverà il mondo.

 

VISITA A MONTE MARIO IN ROMA

CON BENEDIZIONE DELLA STATUA DELLA "MADONNINA"

E INCONTRO CON I PADRI DEL 13° CAPITOLO GENERALE

Roma, Giovedì, 24 giugno 2010

 

La visita di Benedetto XVI alla Madonnina di Monte Mario, il 24 giugno 2010, fu un evento eccezionale. Furono due i motivi di tale visita: la benedizione della statua della Madonnina Salus Populi Romani restaurata e ricollocata benedicente su Roma; l’incontro con i Padri capitolari, partecipanti del 13° Capitolo Generale, terminato il giorno precedente.

L’evento ebbe vasta risonanza e significato per Roma e nel mondo. Il Santo Padre rivolse uno splendido discorso, di contenuti mariani e carismatici-orionini. Vedi il video del discorso  e il  testo in più lingue.

 

Cari fratelli e sorelle,

vorrei in primo luogo salutare cordialmente tutti voi, qui convenuti per l'odierno significativo evento. Su questa collina è tornata a vegliare sulla nostra Città la maestosa statua della Madonna, abbattuta alcuni mesi or sono dalla furia del vento. Saluto innanzitutto il Cardinale Vicario Agostino Vallini e i Vescovi presenti. Un pensiero speciale rivolgo a don Flavio Peloso, rieletto alla guida dell' Opera don Orione , e lo ringrazio per le gentili parole che ha voluto indirizzarmi. Estendo questo saluto ai religiosi partecipanti al 13° Capitolo Generale, a quelli che lavorano in questa Istituzione al servizio dei giovani e dei sofferenti e all'intera famiglia spirituale orionina. Rivolgo il mio deferente pensiero al Signor Sindaco di Roma, l'on. Gianni Alemanno - oggi è il suo onomastico - : desidero manifestarLe anticipatamente il mio apprezzamento per il Concerto che il Campidoglio mi offrirà la sera del 29 giugno; è un gesto che testimonia l'affetto per il Papa dell'intera città di Roma. Saluto anche le altre autorità civili e militari. Non posso infine non ringraziare di cuore quanti in vario modo hanno contribuito a restituire alla statua della Madonna il suo originale splendore.

Ho accolto volentieri l'invito ad unirmi a voi nel rendere omaggio a Maria “ Salus populi romani ”, raffigurata in questa meravigliosa statua tanto cara al popolo romano. Statua che è memoria di eventi drammatici e provvidenziali, scritti nella storia e nella coscienza della Città. Infatti, essa fu collocata sul colle di Monte Mario nel 1953, ad adempimento di un voto popolare pronunciato durante la seconda guerra mondiale, quando le ostilità e le armi facevano temere per le sorti di Roma. Dalle opere romane di Don Orione partì allora l'iniziativa di una raccolta di firme per un voto alla Madonna cui aderirono oltre un milione di cittadini. Il Venerabile Pio XII raccolse la devota iniziativa del popolo che si affidava a Maria e il voto fu pronunciato il 4 giugno del 1944, davanti all'immagine della Madonna del Divino Amore. Proprio in quel giorno, si ebbe la pacifica liberazione di Roma. Come non rinnovare anche oggi con voi, cari amici di Roma, quel gesto di devozione a Maria “ Salus populi romani ” benedicendo questa bella statua?

Gli Orionini la vollero grande e collocata in alto, sovrastante la città, per rendere omaggio alla santità eccelsa della Madre di Dio, la quale, umile in terra, «è stata esaltata al di sopra dei cori angelici nei regni celesti», come disse il Papa Gregorio VII, ( Ad Adelaide di Ungheria ), e per averne, insieme, un segno di familiare presenza nella vita quotidiana. Maria, Madre di Dio e nostra, sia sempre in cima ai vostri pensieri e ai vostri affetti, amabile conforto delle anime vostre, guida sicura delle vostre volontà e sostegno dei vostri passi, ispiratrice suadente dell'imitazione di Gesù Cristo. La “Madonnina” - come amano chiamarla i romani - nel gesto di guardare dall'alto i luoghi della vita familiare, civile e religiosa di Roma, protegga le famiglie, susciti propositi di bene, suggerisca a tutti desideri di cielo. “Guardare al cielo, pregare, e poi avanti con coraggio e lavorare. Ave Maria e avanti!” - esortava san Luigi Orione.

Nel loro voto alla Madonna i romani oltre a promettere preghiera e devozione, si impegnarono anche in opere di carità. Per parte loro, gli Orionini realizzarono in questo Centro di Monte Mario, ancor prima della statua, l'accoglienza di mutilatini e di orfani. Il programma di san Luigi Orione - “ Solo la carità salverà il mondo ” - ebbe qui una significativa concretizzazione e divenne un segno di speranza per Roma, unitamente alla Madonnina posta sul colle. Cari fratelli e sorelle, spirituali eredi del Santo della Carità, Luigi Orione! Il Capitolo Generale che si è appena concluso ha avuto come proprio tema questa espressione cara al vostro Fondatore, “ Solo la carità salverà il mondo ”. Benedico il proposito e le decisioni che sono stati adottati per rilanciare quel dinamismo spirituale e apostolico che sempre deve contraddistinguervi.

Don Orione visse in modo lucido e appassionato il compito della Chiesa di vivere l'amore per far entrare nel mondo la luce di Dio (cfr. Deus Caritas est , n. 39 ). Ha lasciato tale missione ai suoi discepoli come via spirituale e apostolica, convinto che “la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio”. Continuate, cari Figli della Divina Provvidenza, su questa scia carismatica da lui iniziata, perché, come egli diceva, “la carità è la migliore apologia della fede cattolica”, “la carità trascina, la carità muove, porta alla fede e alla speranza” ( Verbali , 26.11.1930, p.95).

Le opere di carità, sia come atti personali e sia come servizi alle persone deboli offerti in grandi istituzioni, non possono mai ridursi a gesto filantropico, ma devono restare sempre tangibile espressione dell'amore provvidente di Dio. Per fare questo - ricorda don Orione - occorre essere “impastati della carità soavissima di Nostro Signore” ( Scritti 70, 231) mediante una vita spirituale autentica e santa. Solo così è possibile passare dalle opere della carità alla carità delle opere, perché - aggiunge il vostro Fondatore - “anche le opere senza la carità di Dio, che le valorizzi davanti a lui, a nulla valgono” (Alle PSMC, 19.6.1920, p.141).

Cari fratelli e sorelle, grazie ancora per il vostro invito e per la vostra accoglienza. Vi accompagni ogni giorno la materna protezione di Maria, che insieme invochiamo per quanti operano in questo Centro e per l'intera popolazione romana e, mentre a ciascuno assicuro il mio orante ricordo, con affetto tutti vi benedico.

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