MARIO IVALDI E IL PRIMO ORATORIO

Don Orione racconta come dall'incontro con Mario Ivaldi, fuggito dal catechismo, nacque il Primo oratorio.

MARIO IVALDI E IL PRIMO ORATORIO

 

Chi mi conosce e vede le tante opere della Provvidenza per ragazzi, poveri, malati mi chiede: Ma come è iniziato tutto questo?

Vedete le opere della Provvidenza di Dio sono come piramidi rovesciate: cominciano piccole, dal poco, e crescendo diventano sempre più grandi. Gesù diceva che cominciano piccole come un seme e diventano pianta grande.

Io ero un povero chierico e facevo il sacrestano del Duomo di Tortona per guadagnare qualche soldo e per poter studiare. Io ero contento di farlo perché così potevo diventare prete e anche perché potevo stare in chiesa tante ore con Gesù. Tenevo la chiesa come uno specchio. Mentre lavoravo, dicevo tante Ave Maria e Padre nostro.

C’era un gatto che, quando al mattino presto aprivo il portone, mi aspettava fuori, con la coda alzata e un miagolio affettuoso. Lo chiamai Primo, perché era il primo ad entrare. Andava ad accoccolarsi in un cantuccio dell’altare della Madonna del Buon Consiglio. Solo quando s’accorgeva che ero solo si muoveva e veniva a seguire i miei passi.

Un pomeriggio ero solo. Stavo spolverando i banchi, quando sento sbattere la porta. Mi giro. Un ragazzo, con passo rapido e scomposto, va a sedersi nel penultimo banco a destra, tenendosi la testa tra le mani. Resta lì. Quando gli arrivo vicino, sento che ogni tanto ha dei singhiozzi. Mi siedo accanto a lui.

- Come ti chiami?

- Mario. Mario Ivaldi.

- E perché piangi?

- Il prete mi ha scacciato dal catechismo.

- Ma dài, il prete ti vuole bene. Gli avrai fatto perdere la pazienza. Su, torna al catechismo.

- No, no! Al catechismo non ci vado più.

Dopo un po’ di silenzio…

- E se ti facessi io un po’ di catechismo, accetteresti?

- Sì.

E così, gli feci un po’ di catechismo e gli dissi parole buone, lì, al suo fianco, sul banco del Duomo. Alla fine, gli diedi una medaglietta della Madonna e anche una carruba… la mia merenda.

- Senti, Mario, continuerò a farti il catechismo. Se vuoi, torna con altri barabba come te.

Mario tornò con Tani e Mietta, poi con un quarto, un quinto ragazzo: si formò un gruppetto. Per non disturbare in chiesa, li raccoglievo nella mia stanza, in alto sulla chiesa. Insegnavo loro un po’ di dottrina cristiana, li tenevo allegri con raccontini, si passava insomma quel po’ di tempo in santa letizia, giocavamo tra le robe vecchie, in alto sui voltoni del Duomo. Prima di lasciarci, andavamo a dire una preghiera all’altare della Madonna del Buon Consiglio. Primo, il gatto, si alzava immediatamente, senza paura, perché c’ero io.