Seregno: Piccolo Cottolengo di Don Orione

Cenni storici di Don Orione a Seregno, dei benefattori Pasquale Pozzi e Giovanni Colli, degli sviluppi dell'istituzione.

IL PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE A SEREGNO

Una lunga storia di bene iniziata con i benefattori Pasquale Pozzi e Giovanni Colli.

 

Don Flavio Peloso

Nel novembre 1939, Don Orione ebbe seri problemi polmonari e si temette per la sua vita. Si riprese un poco e poté essere, l’11 dicembre a Milano, per un incontro degli Amici del Piccolo Cottolengo Milanese. Apparve stanco ma conversò con giovialità e esprimendo fiducia nella Divina Provvidenza. “Quando il Signore mi chiamerà a Lui – disse quasi scherzando -, oh io lo so che cosa dirò, invocando perdono per i miei peccati: presenterò al Signore tutti questi poverelli e chiederò misericordia per il bene loro fatto e portato”.

Il 5 gennaio 1940, volle andare a Seregno per partecipare alla traslazione della salma della signora Cornelia Tanzi, moglie di Pasquale Pozzi, caro amico e benefattore. Per strada, poco prima di Monza, non si sentì bene. Fece fermare la macchina. Poi si riprese e riuscì ad arrivare a Seregno con un poco di ritardo. Dopo la cerimonia il Dott. Pozzi gli chiese di parlare alle allieve radunate nella sala-teatro dell’Istituto “Pozzi” di Via Alfieri. Conserviamo ancora quelle parole dette con tono confidenziale, piene di affetto e di buoni insegnamenti (Parola XII, 5-8).

Fu una delle ultime uscite di Don Orione prima del violento attacco di angina pectoris durante la notte del 9 febbraio 1940, seguito da ripetute crisi respiratorie e di cuore che convinsero medici, confratelli e infine anche Don Orione ad andare a Sanremo.

Tra il Dott. Pasquale Pozzi e Don Orione ci fu un’amicizia profonda, fraterna, con grandi visioni di bene. Il 26 dicembre 1937, Don Orione nonostante le festività natalizie, lasciò i suoi impegni e fu a Milano per visitare la sua signora, gravemente ammalata, e si trattenne in casa Pozzi a lungo, portando serenità alla signora – che morì il 6 gennaio 1938 - e non meno al marito sconsolato che commentò: «Don Orione ha trasformato il mio spirito e ho accettato anch'io l'estremo olocausto».

La stretta amicizia tra Don Orione e il Dott. Pozzi fu all’origine del Piccolo Cottolengo di Milano, che considerava come sua seconda famiglia. Fu Pozzi che fece preparare dall'architetto Bacciocchi il grandioso progetto del Piccolo Cottolengo Milanese, che poi sostenne con la donazione di ingenti somme di denaro per il suo prodigioso sviluppo.

In quel 5 gennaio 1940, fu presente alla visita di Don Orione a Seregno per la traslazione della salma di Cornelia Tanzi anche il signor Giovanni Colli. Non aveva una grande simpatia per gli ambienti ecclesiastici, nonostante avesse due fratelli sacerdoti, ma era venuto per amicizia del signor Pozzi. Rimase talmente folgorato dalla figura di don Luigi Orione da decidere di lasciare alla Congregazione orionina la sua villa di Seregno, tutti i suoi beni e terreni per far sorgere un Piccolo Cottolengo. Giovanni Colli morì il 2 febbraio 1949.

I primi inizi del Piccolo Cottolengo Don Orione di via Verdi, sono del 1950. Dopo il primo avvio nella villa e nel terreno circostante, per espressa volontà del signor Colli non poté usufruire per 10 anni del denaro da lui lasciato. Da buon Gamaliele dell’impresa aveva lasciato scritto: “Se la struttura è valida, in questo periodo potrà camminare con le sue gambe; diversamente crollerà”.

I primi ospiti del Piccolo Cottolengo, nel 1950, furono 4 disabili, poi 6, poi qualche decina. Primo direttore fu don Mario Ponzano cui subito si aggiunse don Michele Veneziano. Furono l’avanguardia di una bella schiera di Orionini che poi si sono avvicendati fino ad oggi. In quei primi anni, c’era tanta povertà e Divina Provvidenza provvide a quell’opera in tutti i modi; risvegliò la fede e la generosità della gente; il Piccolo Cottolengo mise le sue basi morali e civili nel territorio.

Nel 1954 venne inaugurata la chiesa, dedicata a Maria Ausiliatrice, costruita con il lavoro dei “manovali della Madonna”, chierici e giovani seminaristi di Buccinigo. Un anno più tardi cominciarono i lavori per un nuovo padiglione. A metà degli anni sessanta se ne aggiunse un secondo. In quegli anni, venne chiuso il cosiddetto “reparto vecchioni” dell’ospedale di Seregno e il Piccolo Cottolengo cominciò ad accogliere anziani impossibilitati a vivere nelle loro case. Negli anni ’70 e ’80 sorsero i nuovi reparti nel cortile interno.

Così, il Piccolo Cottolengo crebbe, crebbe. Oggi si presenta come un’opera d’avanguardia, vitalmente inserita nel tessuto religioso e civile di Seregno e della Brianza.
Il Piccolo Cottolengo di Seregno è una grande e bella opera che accoglie una novantina di anziani, dei quali 20 con Alzheimer, e 65 ospiti adulti, uomini e donne, con diverse tipologie di disabilità.
Infine, presso il Piccolo Cottolengo, il Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice è molto frequentato, costituisce un polmone spirituale per Seregno, soprattutto per le confessioni.

Flavio Peloso, 2026