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Messaggi Don Orione
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Nella foto: Leone XIII (Patriachýo di Venezia)
Autore: Flavio Peloso

Il 10 gennaio 1902, Papa Leone XIII riceveva in udienza privata il trentenne Don Luigi Orione che gli andava a presentare le bozze delle Costituzioni.

L' "ALTISSIMO CONSIGLIO" DI LEONE XIII


Flavio Peloso

Ci sono degli eventi ai quali, per la loro rilevanza storica o simbolica, si fa ritorno con la memoria per celebrarne i frutti durevoli. Solitamente sono eventi esterni, ben noti e a tutti visibili. Altri sono più discreti e interiori, ma ugualmente concreti e determinanti.
E’ il caso di un avvenimento cui il beato Luigi Orione si richiamò spesso, come ad evento fondante la sua azione e la fondazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Il 10 gennaio 1902, il giovane Fondatore tortonese ebbe una udienza durante la quale Papa Leone XIII diede a Don Orione l’”altissimo consiglio” di mettere tra i fini della nuova fondazione l’impegno ecumenico. Per questo fu così possibile a Don Orione porre già nei Sommi principi dell’Opera della Divina Provvidenza del 1902, sulla base dei quali fu approvata la congregazione (21 marzo 1903) l’impegno per l’unità delle Chiese separate.

L’ansia ecumenica di Don Orione, sorprendente all'inizio del Novecento, trova il suo presupposto nell’impronta spirituale tipica del Fondatore, appassionatamente aperto ai vasti orizzonti dell'"Instaurare omnia in Christo" (suo motto, ancor prima che fosse scelto da Pio X), sensibilissimo a tutte le divisioni ecclesiali e sociali.
I primi documenti di ispirazione carismatica di Don Orione sono datati tra il 1897 e il 1903. Ebbene, già in un Pro-memoria del 13.11.1900, incontriamo espressioni che mostrano gli obiettivi anche ecumenici nei progetti per la nuova fondazione. Vi leggiamo: "Il fine di questa minima Compagnia del Papa è di compiere la volontà di Dio (...) adoperando ogni studio a crescere in sè e nei fedeli l'amore di Dio e del Papa, avendo per suo programma immediato l'attuazione completa del programma papale, nei paesi cattolici; e, in paesi acattolici, di aiutare con ogni sorta di cristiana carità, le anime a convertirsi alla nostra S. Chiesa Cattolica, Apostolica Romana, consacrandosi in special modo ad ottenere l'unione delle Chiese separate, ut fiat unum ovile et unus Pastor". (DO III, 318).
Questo testo, dopo essere stato presentato al Vescovo di Tortona, l'8.12.1900, fu ulteriormente ritoccato e arricchito, finché venne presentato negli "abbozzi" di articoli delle Costituzioni alla I Adunanza dei Figli della Divina Provvidenza, nel settembre 1901. Nella nuova formulazione l'intenzione ecumenica risultò così espressa: "E' anche proprio del nostro Istituto di coadiuvare nella sua piccolezza, l'azione della Divina Provvidenza nel condurre le anime e le umane istituzioni a prendere posto nella santa Chiesa... se medesimo (l'Istituto) in particolarissimo modo consacrando con ogni studio e sacrificio di carità ad ottenere l'unione delle chiese separate" (Scritti 10,3)

A questo punto si colloca un evento cui Don Orione attribuì un particolare rilievo, quasi di una "conferma papale" della particolare direttrice ecumenica del suo carisma.
Don Orione, trentenne, stava scrivendo le Costituzioni e, , il 10 gennaio 1902, ottenne di essere ricevuto in udienza particolare da Papa Leone XIII. Gli voleva esporre i suoi sentimenti e i suoi progetti. Don Orione stesso racconta l'avvenimento al suo Vescovo, Mons. Igino Bandi. "Per essere tranquillo gli ho detto tutto quello che sentiva riguardo al fine e a certi dubbi che mi tenevano sospeso su certi punti delle Regole, ed Egli sentì tutto, mi disse quello che il Signore vuole che si faccia, che dirò a Vostra Eccellenza a voce; gli presentai la Regola che Egli benedisse. Sentita la volontà del Santo Padre e lietissimo e consolatissimo di non aver sbagliato nei criteri costitutivi della Regola, presentai la Regola; la benedisse, la toccò, mi mise più di una volta la mano sulla testa, battendola, confortandomi; mi disse tante cose; anche di mettere nelle Regole di lavorare per l'unione delle Chiese d'Oriente: "è questo, mi disse, un altissimo mio consiglio". (Scritti 72, 187).

Leone XIII dissipò il dubbio del giovane Fondatore sull’opportunità di mettere nelle Regole la finalità ecumenica, del tutto nuova a quell'epoca. Va ricordato che Leone XIII fu molto sensibile e attivo per quanto riguarda i rapporti con le Chiese orientali. E' a partire da Leone XIII (Papa dal 1878 al 1903) che si può parlare di una specie di 'ecumenismo cattolico'. Le sue encicliche e iniziative diplomatiche contribuirono non poco a rasserenare le relazioni con l’Oriente cristiano. Evitò di indicare come 'eretici' e 'scismatici' i cristiani separati in buona fede dalla Chiesa cattolica. Sono molti gli atti di Leone XIII di rilevanza 'ecumenica': la lettera per il ristabilimento della gerarchia cattolica nelle Chiese orientali unite a Roma, l'allocuzione sulle Chiese orientali (1879), l'enciclica sui santi Cirillo e Metodio (1880), il discorso ai pellegrini slavi (1881). E' in questo tempo che si sviluppa il movimento filocattolico in Inghilterra con la scuola di Oxford (è Leone XIII a creare cardinale il Newman), con l'azione di lord Halifax e Padre Portal e lo studio per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane. Migliorò le relazioni diplomatiche in Oriente, con buoni risultati ecclesiali in Russia, Grecia, Turchia, Caldea, Egitto.

Probabilmente, esercitò un profondo influsso nell’animo di Don Orione, giovane sacerdote, l’importante Enciclica “Satis cognitum” (29.6.1896) nella quale Leone XIII sviluppò dottrinalmente il tema dell’unità della Chiesa e dei suoi fondamenti. Questa sicura parola del magistero pontificio veniva a dare forma e concretezza a una “passione per l’unità della Chiesa” già fortemente presente nell’animo di Don Orione. Per tale consonanza e anche per la difficoltà di incontrare altri autorevoli riconoscimenti della sua intuizione carismatica, Don Orione volle rivolgersi direttamente a Leone XIII per avere una conferma. Se a quei tempi era alquanto audace e problematica la sola idea ecumenica, ancor più ne era la pratica. Pertanto, volle “videre Petrum” per essere sicuro di “non correre invano” (cfr. Gal 2,2).

Dopo l'udienza, Don Orione accelera i tempi per la compilazione definitiva delle Costituzioni. Si rivolge anche a Padre Giovanni Semeria per avere consiglio nel preparare una regola tutta ispirata da "una carità che non veda confini... una cosa che abbracciasse il cielo e la terra... Ella, Padre, mi aiuti a fare una legge che sia grande come la santa carità... una cosa che non sia nulla di umano e tutto carità soavissima e grande senza confine". E uno dei punti su cui in particolare richiama l’attenzione del famoso barnabita è quello dell'unione delle Chiese separate: "Quando sono stato dal Santo Padre, mi ha detto di lavorare per l'unione delle Chiese separate. Come ci può entrare? Pensateci un po' voi, o caro Padre, e fate tutto. Quest'opera, dell'unione delle Chiese separate, mi parve sempre opera non solo di carità, ma anche di riparazione da parte nostra..." (Cartella Semeria, Archivio Don Orione, Roma)

Nel volgere di un anno, Don Orione poté inoltrare la sua richiesta di approvazione vescovile della Congregazione. Nella lettera dell’11 febbraio 1903, precisava che "Per volontà espressa del S. Padre, poi, è proprio di questo Istituto di coadiuvare, nella sua piccolezza, l'opera della Divina Provvidenza col faticare e sacrificarsi a togliere la confusione dei tabernacoli, e a far ritornare alla piena dipendenza e unità col beato Pietro le Chiese separate..." (Lettere I, 16-17).

Il ricordo dell’”altissimo consiglio” di Leone XIII lo ritroviamo anche nel testo del Decreto Vescovile di approvazione della Congregazione, firmato da Mons. Igino Bandi il 21 marzo 1903. Dopo avere menzionato lo scopo dell'unione delle Chiese separate, citando l’eciclica “Satis cognitum” di Leone XIII, dice: "Proposito quest'ultimo che, esposto a Sua Santità Leone XIII, fu ampiamente lodato e, col più benevolo compiacimento, da parte del medesimo Sommo Pontefice, confortato dall'apostolica benedizione" (Don Orione, III, 423).

Il pronunciamento del Papa fu ritenuto da Don Orione un fatto straordinario, "profetico". Lo percepì quasi come un sigillo del carisma petrino sull'ideale di unione dei cristiani che già aveva nel suo cuore. Resta il fatto che Don Orione mai più dimenticherà questo "altissimo consiglio" e lo considererà come una specifica manifestazione della volontà di Dio.

A 100 anni di distanza, lo “slancio ecumenico” (art. 8 delle Costituzioni dei Figli della Divina Provvidenza) continua a caratterizzare lo stile e l’impegno degli Orionini d’oggi. In particolare, nelle mutate condizioni attuali, hanno potuto muoversi “verso Oriente” con significative nuove aperture in Albania, Romania, Bielorussia e, dall’ottobre scorso, Ucraina.

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