MAMMA CAROLINA AL PATERNO, l'oleandro e una foto
La mamma di Don Orione fu ospitata al Paterno per poco meno di due anni. Alcune notizie.
MAMMA CAROLINA ORIONE AL PATERNO
L'OLEANDRO E UNA FOTO
Il marito Vittorio Orione era morto, i figli Alberto e Benedetto si erano sposati, Don Luigi era in giro per il mondo, e così mamma Carolina rimase sola nella casa di Pontecurone.
Nata l’11 dicembre 1833, era giunta ai settant’anni ma era ancora vigorosa ed autonoma. Con il passare degli anni, dava pena ai figli saperla sola.
Tutti e tre tentarono di portarla con sé.
Ci riuscì alla fine Don Luigi Orione.
Don Orione partì da lontano.
- “Neh, mama, a ghi i uciai! (Neh, mamma, avete gli occhiali!))
- Voleva farle capire che cominciava a diventar vecchia e doveva riposarsi un po’.
- Sì, ma m'sent pii giuna che ti... (Sì, ma mi sento più giovane di te!)
Don Orione trovò infine l’argomento decisivo per convincerla.
- “Ci sono orfanelli e ragazzi bisognosi da aiutare in tante maniere, proprio come fa una mamma; lei sarebbe stata per loro una provvidenza”.
Presa dal lato del cuore e, soprattutto, con la prospettiva di non andare a far niente, accettò di lasciare la casa di Pontecurone per andare con il figlio nel Collegio Paterno di Tortona, in Via Emilia 63. Qui giunse il 7 febbraio 1907. Le fu accomodata una stanzetta a pianterreno nell’edificio di Via Mirabello, allora in affitto, e poi Probandato per i piccoli seminaristi. Qui trascorse gli ultimi due anni della sua vita.
“Ella si portò le sue cose, tra l'altro anche una mezza botticella riempita di terra, con dentro un oleandro, e l'annaffiava tutti i giorni, e se lo curava. Siccome stavamo fabbricando i portici del Paterno, essa fu messa nella prima camera a pianterreno, a destra entrando».
Si portò l’oleandro di famiglia. Secondo la tradizione in uso tra il popolo, quando un figlio si sposava staccava un ramo e lo trapiantava nella nuova casa. L’oleandro rappresentava l’unità e la continuità della famiglia. Nella sua stanzetta Carolina riceveva gli altri figli, quando venivano a visitarla.
A Tortona, Carolina frequentava le funzioni della vicina parrocchia di San Michele. A volte andava al confessionale del figlio Don Luigi e diceva: "Vui pudì cunfissam da me fieu" (Voglio poter confessarmi da mio figlio).
A chi si meravigliava che andasse a confessarsi da suo figlio, pronta, diceva: “A go nient da vergugnam, e al me fieu ga nient da perd a cunfissà so madar” (Non ho nulla da vergognarmi, e mio figlio non ha niente da perdere a confessare sua madre).
Mamma Carolina passava in raccoglimento e silenzio, faceva qualche lavoretto, pregava e offriva tutto al Signore. Faceva qualche lavoretto, era serena e discreta. Di quel tempo trascorso al Paterno c'è anche una foto che la ritrae anziana.
Non ebbe particolari disturbi o malattie. Anche se si vedevano i segni dell’invecchiamento, era energica e attiva. Si ammalò aggravandosi rapidamente. Ricevette i Sacramenti circondata dai figli. A chi le disse “Carolina, vedete, ci sono qui raccolti attorno a voi tutti i vostri figli e le nuore!”, Carolina, aprendo gli occhi, sussurrò: “I fan che part du so duver” (Non fanno che una parte del loro dovere). Morì il 17 ottobre 1908 all'età di 75 anni.
Don Orione ricordava che "Quando morì le abbiamo messo il suo vestito da sposa dopo 51 anni che si era sposata. Se l’era fatto tingere in nero e faceva ancora la sua più bella figura ed era il suo vestito più bello”.
I funerali di Carolina si svolsero nella Parrocchia di San Michele, il 19 ottobre, alle 7 del mattino, partendo da via Carlo Mirabello n 15. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Tortona. Il 20 ottobre 1940, i resti di mamma Carolina vennero collocati nella tomba della famiglia benefattrice Piolti Carbone. (DOPO, p. 78-85)
La foto di Carolina
C'è anche una foto, in primo piano, della "mamma di Don Orione". I visitatori, al vederla, dicono: Don Orione assomiglia tutto a sua madre.
Da dove viene quella foto?
Dopo la morte di Don Orione, nel marzo 1940, ci fu una sua fotografia molto diffusa, scattata dal chierico Giulio Florian: rappresenta il Fondatore qualche mese prima della morte, col viso patito e segnato da forti rughe, il capo un po' reclino e le mani unite, raccolte davanti, come si usa seduti.
Chi conobbe la mamma di Don Orione afferma che, se si incorniciasse quel volto con il fazzoletto alla maniera delle donne di famiglia, legandolo a nocche sotto il mento, si avrebbe un'immagine vivamente rassomigliante della buona mamma Carolina com'era negli ultimi tempi della sua laboriosa vita e come fu vista quando risiedeva presso il Paterno di Tortona.
Ci fu chi raccolse l’idea. Ed eccone il risultato.


